Luisa Fantinel, Tommaso Morbiato e Fabio Verdelli sono i prossimi docenti intervistati per far conoscere le loro personalità, le loro materie e i differenti approcci didattici.
Nello specifico in questa edizione ci focalizzeremo su Ricerca Visiva, Ingegnerizzazione del Prodotto (IoT e Smart Objects) e uno dei moduli di Progetto del terzo anno.

1. Il tuo corso a Scuola Italiana Design: quali obiettivi e quali esperienze far vivere ai tuoi studenti?

 

LUISA FANTINEL:
Durante le lezioni di Ricerca Visiva al primo anno gli studenti fanno esperienza della propria unica e personalissima creatività, lavorando con tutti i materiali espressivi “in libertà”. Incontrare gli ostacoli che ognuno pone al proprio talento, libererà inaspettate risorse creative necessarie alla pratica professionale.
Riconnettere il pensare, il sentire, il fare a partire da sé, ma in uno scambio continuo con il gruppo. Questo accrescerà la dimensione creativa dell’intera classe.
TOMMASO MORBIATO:
Insegno Ingegnerizzazione del Prodotto (IoT e Smart Objects) agli studenti del secondo anno. Gli obiettivi sono trasmettere un kit di strumenti di engineering che spazia dal dimensionamento fisico dell’oggetto alla progettazione della sua intelligenza. Si imparerà il più possibile guardando all’intelligenza della Natura: vivere l’esperienza della costruzione dell’oggetto immaginando e realizzando funzioni e relazioni con il Mondo, a partire da un semplice microcontrollore e una manciata di sensori e attuatori.
FABIO VERDELLI:
Il corso che tengo si chiama Progetto 4. L’obiettivo è quello di ricreare una esperienza progettuale il più possibile simile a quella che un professionista vivrebbe in uno studio di design in termini di gestione del cliente, di tempistiche e di responsabilità economico-produttive.

 


 

2. Il tuo progetto professionale più appassionante e ricco di soddisfazioni?

 

LUISA FANTINEL:
Sicuramente le tante e tante persone che da anni incontro ai miei seminari e conferenze e che ogni volta testimoniano l’innato e appassionato bisogno di cultura e benessere esistenziale della nostra specie.
TOMMASO MORBIATO:
Qualche anno fa ho avuto la fortuna di far nascere, dal foglio bianco fino al taglio del nastro, un ponte. Volevo fosse un oggetto urbano veramente sostenibile, una linea che unisce sottovoce budget irrisorio e passione condivisa tra gli operatori: lavorando in cantiere sotto la neve e di notte per non disturbare la città, abbiamo creato un sistema di funi innovativo per usare pochissimo acciaio e restare sospeso senza toccare gli argini, rispettando tutto il contesto.
Poi ho raccolto una sfida dell’economia circolare: oggi cerco di portare dal prototipo al mercato un nuovo mini dispositivo in grado di recuperare tutta l’energia del vento, compresa la parte turbolenta che si trova naturalmente nelle città e le turbine convenzionali non riescono a raccogliere.
FABIO VERDELLI:
Tra le più grandi soddisfazione c’è sicuramente l’aver diretto grandi studi con importanti gruppi di lavoro, l’aver sviluppato progetti strategici per marchi multinazionali noti e riconosciuti e l’aver avuto la fortuna di vedere alcuni prodotti che ho disegnato segnare significativi successi commerciali.

 


 

3. Un libro, un film, un brano musicale, un proverbio, un progetto di design o visual design che senti significativo per te, e perché?

 

LUISA FANTINEL:
Per vivere una lunga vita: mangia la metà, cammina il doppio, ridi il triplo, ama senza misura. Proverbio taoista
Perché con leggerezza dà una ricetta per vivere bene: mangiare e ridere, camminare e amare sono momenti che stanno sullo stesso piano, ugualmente essenziali per il benessere. Un’integrazione molto rara da trovare nella cultura metafisica occidentale.
TOMMASO MORBIATO:
Nausicaa della Valle del Vento, di Miyazaki. Perché disegna il peggiore dei mondi in cui gli esseri umani potrebbero trovarsi dando ascolto al proprio egocentrismo, ma fino a un passo dalla fine è data la possibilità di ritrovare l’armonia con la Natura. La furia degli animali mostruosi generati dalle nostre stesse guerre atomiche può ancora essere fermata, se solo volessimo ascoltare una ragazza che ci prega di capirli, di entrare in comunicazione con loro.
FABIO VERDELLI:
La speranza progettuale, di Tomas Maldonado, che già nel titolo sintetizza perfettamente cosa mi spinge a fare questo mestiere.

 






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