Modellistica, Storia e Cultura del Design e i corsi di Progettazione del Terzo Anno sono gli argomenti di questa quinta edizione di SID interview.
Andiamo a scoprire nel dettaglio le materie che insegnano, le soddisfazioni professionali e le passioni di Giorgio Biscaro, Eugenio Farina e Wilmer Gentili.


1. Qual è il nome del tuo corso/i a Scuola Italiana Design, quali sono gli obiettivi principali che vuoi raggiungere e che tipo di esperienza farai vivere agli studenti durante il corso?

 

GIORGIO BISCARO:
Il mio corso si chiama Progetto 5, e ha lo scopo di mettere in relazione gli studenti con un brand per la creazione di un progetto: una soft-entry in un mondo che non si può studiare sui libri perchè fa dell’esperienza diretta il proprio codice professionale principale. Voglio quindi dare a chi lavora con me la possibilità di applicare tutti i diversi insegnamenti in modo olistico, incoraggiando un approccio visionario al progetto.

EUGENIO FARINA:
Storia e Cultura del Design al Primo Anno, Progetto 6 al Master.
Nel primo l’obiettivo principale è quello di trasmettere agli studenti la cultura del design, che, pur essendo una scienza giovane, ha già molto da raccontare. E poi il Master, una grande prova generale di rapporto con l’azienda committente: l’impostazione del corso prevede di dedicare molto tempo alla costruzione del valore e alle tecniche per comunicarlo al cliente, altrimenti gli sforzi sono vanificati.

WILMER GENTILI:
I miei corsi sono Modellistica 1 e 2 e l’obiettivo principale è far provare più esperienze possibili agli allievi, utilizzando metodi, tecnologie e materiali diversi, tenendo in considerazione le tempistiche per la realizzazione degli elaborati (l’esercizio della professione).
Durante i corsi si realizzeranno progetti sempre più complessi, al Secondo Anno vengono apprese le tecniche per la realizzazione di prototipi funzionanti sfruttando, se necessario, la collaborazione e la consulenza degli altri corsi e docenti.
Lo scopo principale è quello di ricreare un ambiente più fedele possibile ad uno studio professionale.
Ma la sfida maggiore è quella di trasmettere passione.

 


2. Qual è stata finora la tua più grande soddisfazione a livello professionale o un progetto che ti ha particolarmente appassionato?

 

GIORGIO BISCARO:
Proprio non riesco a dare una risposta unica: negli anni ho ricevuto incarichi prestigiosi come la direzione artistica di FontanaArte, conosciuto i maggiori professionisti del settore, viaggiato in gran parte del mondo, co-fondato un brand… non mi sento ancora appagato, ma credo di aver costruito un bel percorso fatto di divertimento, curiosità, passione e sacrificio, valori che cerco di trasmettere a chi collabora con me, studenti inclusi. Ma spero sempre che la mia più grande soddisfazione sia “la prossima”.

EUGENIO FARINA:
Risentire o rivedere vecchi clienti o comunque persone con le quali hai avuto in passato rapporti di lavoro e notare da parte loro grande stima e grande affetto; per me è una gratificazione enorme, perché vuol dire che hai lavorato e ti sei comportato bene, nel rispetto della correttezza professionale e umana. Per quanto riguarda concretamente i progetti non ho alcun dubbio: il progetto migliore è quello che sta venendo alla luce in questi giorni: la Gibus Kitchen.

WILMER GENTILI:
La mia soddisfazione più grande è stata ed è il mio lavoro perché, occupandomi di ricerca e sviluppo e di prototipazione, ogni giorno mi scontro con problemi nuovi sempre più complicati.

 


3. Un libro, un film, un brano musicale, un proverbio, un progetto di design o visual design che senti significativo per te, e perché.

 

GIORGIO BISCARO:
Non sono mai stato un fan-boy ma, pur non risentendo di particolari maestri, ho sempre trovato di grande ispirazione il discorso che Steven Paul Jobs tenne all’università di Stanford nel 2005. Un discorso appassionato, che parla di difficoltà e di fede, di amore e di perdita, di sperimentazione e di vita, e che trascende il suo significato generale, abbracciando molti settori della nostra esistenza e che si conclude, ma decisamente non si esaurisce con il celebre motto “stay hungry, stay foolish”: il motivational per eccellenza.

EUGENIO FARINA:
Vista la mia passione per i libri e per la musica, qui rischio di diventare prolisso all’infinito… Scelgo un semplice proverbio, quasi banale, che però mi ha fatto molto riflettere; dice: chi ha poca tela porti il vestito corto.
Nella mia lettura significa che si deve sempre analizzare le proprie capacità, doti e limiti, talenti e genialità (se ce ne sono) e agire in maniera naturale e nel rispetto delle proprie inclinazioni emotive e professionali.
Nel lavoro le bugie hanno le gambe davvero corte.

WILMER GENTILI:
Il progetto che mi rappresenta di più è quello fatto presso la prima azienda dove ho collaboratoo e che mi ha formato maggiormente: un prototipo importante realizzato per un collega che “non credevo di riuscire a realizzare” ma alla fine mi/ci ha dato grandi soddisfazioni.
Infine chiudo dicendo che il mio lavoro è la mia passione e ogni giorno è una nuova scoperta e una nuova fatica, ma alla fine gratifica sempre.