Largo ai nuovi: nella SID interview 06 sono stati intervistati Simone Celi, i Tankboys (Marco Campardo e Lorenzo Mason) e Giulia Turra. In questa edizione si parla di web design, di comunicazione grafica e IOT.


1. Qual è il nome del tuo corso/i a Scuola Italiana Design, quali sono gli obiettivi principali che vuoi raggiungere e che tipo di esperienza farai vivere agli studenti durante il corso?

 

SIMONE CELI
Mi occupo di Web Design, di comunicazione digitale, e il mio corso mira a formare i grafici di oggi e di domani, che per forza di cose, tanto o poco nella loro carriera si occuperanno di web, vista l’evoluzione della comunicazione.
L’obiettivo è dare tutte le giuste skills sperando che a qualcuno scatti l’amore e la passione per occuparsi prevalente di questo settore.
Uno dei focus è di far fare agli studenti lo switch necessario per potersi “autoformare” una volta finito il corso; il web corre talmente tanto che qualsiasi corso nell’arco di un anno sarebbe da rimodulare e integrare.
Oltre alle nozioni “finite” quindi cerco di dare le risorse e un metodo di comprensione per andare agli steps successivi da soli.
Si studia UX e UI, codice e le basi di programmazione, si cerca un percorso creativo da portare sul browser per definire i giusti parametri di un design liquido.

TANKBOYS
Sebbene il nostro corso di Storia e Cultura della Comunicazione nasca come corso storico e teorico, abbiamo voluto aggiungere una sostanziosa componente pratica, in quanto crediamo che la praxis sia l’aspetto fondamentale per apprendere il Graphic Design.
L’obiettivo principale di questo corso, oltre al comunicare nozioni teoriche e pratiche sulla grafica, è quello di insegnare un metodo progettuale creativo e razionale, con cui affrontare e sviluppare qualsiasi tipologia di progetto (non per forza inerente alla grafica). Crediamo sia importante insegnare agli studenti a sviluppare un approccio progettuale dove le idee diventano la base fondante di ogni lavoro, imparando a sviluppare linguaggi e sensibilità personali.

GIULIA TURRA

Marketing 2: Iot & Smart Objects. Oggi le realtà online ed offline sono senza soluzione di continuità. Televisione, orologi, scarpe ora sono smart, come anche i processi produttivi… Questa rivoluzione è spesso realizzata, con lungimiranza ed un pizzico di follia, dalle startup Innovative. Ma il prodotto non basta, per competere su scala internazionale serve un piano di marketing 4.0: capace di capire bisogni e trend e di intercettare il giusto tone of voice: ecco quindi che designer e startupper si contaminano.

 


2. Qual è stata finora la tua più grande soddisfazione a livello professionale o un progetto che ti ha particolarmente appassionato?

 

SIMONE CELI
La soddisfazione maggiore credo sia quella di essere passato dalla assoluta non comprensione del mio lavoro a un riconoscimento pieno e di vedere questa professione come fra le più richieste in ambito creativo.
Nel 1999 quando rispondevo “web designer” a chi mi chiedeva che lavoro facessi mi accorgevo di generare un profondo vuoto non sapendo assolutamente cosa fosse.
Ho amato questo lavoro e ho perseguito la passione cercando gli stimoli giusti che in vent’anni tenere vivi non è sempre facile.
Ho amato quasi tutti i progetti affrontati, spesso la sfida più grande è prendere una piccola azienda e farla essere al passo coi tempi e comunicativa o competitiva online tanto quanto un suo ben più strutturato competitor.

TANKBOYS
È molto difficile individuarne una, probabilmente la soddisfazione più grande è quella di poter ancora essere incuriositi dal nostro lavoro, dal trovare continui spunti di ricerca, nuovi libri da leggere e cose da imparare. Per noi il design, oltre ad un mestiere, è una passione che influenza la vita, gli interessi, il pensiero, le passioni.

GIULIA TURRA
Mi appassionano tutte le startup che accompagno: forse quella che mi viene subito in mente, come si dice il primo amore non si scorda mai, è Veasyt Live – un sistema ti intermediazione in lingua dei segni a portata di click.

 


3. Un libro, un film, un brano musicale, un proverbio, un progetto di design o visual design che senti significativo per te, e perché.

 

SIMONE CELI
L’ultima fissa è per SOA (Sons of Anarchy), quella prima per Breaking Bad.
Da 30 anni ascolto musica hip hop e ne sono profondamente influenzato, così come tutta la black culture.
Credo che tutto vada a cambiare e arricchire il corso delle cose che faccio a livello professionale ma sono capace a non affezionarmi a nulla in particolare, aspettando il progetto, il disco, il film e la passione successiva… tutto cambia e io cerco di seguire semplicemente il fluire delle cose.

TANKBOYS
Un libro: Forget All The Rules You Have Ever Learned About Graphic Design, di Bob Gill, perchè è stato il primo libro che ci ha aperto la mente ed insegnato la differenza tra usare un software e progettare. Un brano: 4.33 di John Cage e le sue infinite ripercussioni che continua ad avere, nonostante il suo mezzo secolo di storia, su tutto ciò che ci circonda. Un progetto di design: Autoprogettazione di Enzo Mari, che c’ha insegnato che il design è anche un atto politico e c’ha indicato una via nuova alla progettazione. Un proverbio, veneto: Schei e Paura, mai vui, che sintetizza perfettamente la vita del designer che crede nel progetto.

GIULIA TURRA
“Enrico ha sempre pensato che si può avere successo solo se ti circondi di persone migliori di te, dalle quali puoi imparare”. (Cit. Enrico Loccioni tratto dal libro “Terra e buoi dei paesi tuoi”. Scuola, ricerca, ambiente, cultura, capitale umano: quando l’impresa investe nel territorio)