Ritornano le SID interview, il format che fa parlare e conoscere i docenti SID.
Per la settima edizione abbiamo intervistato Cesar Arroyo e Diamante Beghetto: si parlerà dunque di design del prodotto e di visual design.


1. Qual è il nome del tuo corso/i a Scuola Italiana Design, quali sono gli obiettivi principali che vuoi raggiungere e che tipo di esperienza farai vivere agli studenti durante il corso?

 

CESAR ARROYO
Il mio corso al Secondo Anno è Design di Prodotto 1 e rappresenta il primo approccio a 360 gradi alla progettazione di un oggetto toccando le principali fasi del percorso progettuale: dal brief alla consegna di un prodotto finito passando per le fasi di analisi, creatività, prime idee e definizione del prodotto. Il percorso esplora due aspetti fondamentali del designer: la capacità di relazionarsi con un gruppo di lavoro e l’applicazione delle nozioni apprese in altre materie.
Al Terzo Anno seguo un modulo aggiuntivo alla renderizzazione avanzata con V-Ray e Progetto 3, nonchè un progetto con le aziende nel quale cerco di ricreare una situazione di lavoro di gruppo facendo sentire i ragazzi parte integrante di un grande studio o agenzia.

DIAMANTE BEGHETTO
Il mio corso si chiama Visual Basic.
 L’intento è quello di stimolare i ragazzi sotto vari aspetti:
 proporzione, sensibilità, puntualità, cura del proprio progetto/lavoro. 
Ci saranno dei momenti di gioco/progetti brevi con effetto warmup per poi affrontare il progetto principale – Alphabet. 
Non si useranno programmi, ma sarà un corso prevalentemente manuale. 
Prendere confidenza con le mani trovo che sia fondamentale per diventare un buon designer/graphic designer.

 


2. Qual è stata finora la tua più grande soddisfazione a livello professionale o un progetto che ti ha particolarmente appassionato?

 

CESAR ARROYO
In 17 anni di esperienza professionale le soddisfazioni sono state tante ma, dovendo segnalarne una, posso sicuramente dire che il progetto sviluppato per Mondial Forni (MF Benini) nel 2008 è stato il primo particolarmente significativo per tutta una serie di fattori.
Si trattava del re-design di una linea di forni industriali che si è trasformato durante le diverse fasi di sviluppo del progetto in qualcosa di ben più importante. È stato infatti sviluppato un nuovo brand language sul prodotto successivamente declinato sull’intera linea di forni generando così una forte riconoscibilità sul mercato.

DIAMANTE BEGHETTO
Premetto che quando si parla di disegno, mi si illuminano gli occhi…
 Fortunatamente disegno tantissimo, per scelta/volontà e di progetti ce ne sono tanti nel mio cuore, dalle Grafiche per Pitti Immagine, alle illustrazioni per Corraini – per questo ringrazio lo studio JoeVelluto (JVLT) con cui collaboro da molti anni.
 Anche illustrare le grafiche per Diesel SS16 è stata un’esperienza molto bella e decisamente gratificante.

 


3. Un libro, un film, un brano musicale, un proverbio, un progetto di design o visual design che senti significativo per te, e perché.

 

CESAR ARROYO
Un libro: “La profezia di Celestino” di James Redfield. Arrivato per caso (e mi viene da ridere dopo averlo letto questa espressione) durante un periodo di forte cambiamento nella mia vita dandomi una nuova prospettiva sulla consapevolezza e sull’impatto delle proprie azioni al di fuori di noi stessi.
Un film: “Matrix” dei fratelli Wachowski. Sono entrato al cinema incuriosito dal titolo e mi ha fulminato già dalle prime scene!
Un brano musicale: “Man in the Mirror” di Michael Jackson

I’m starting with the man in the mirror
I’m asking him to change his ways
And no message could have been any clearer
If you wanna make the world a better place
Take a look at yourself, and then make a change.

Un proverbio: Più che un proverbio una domanda che un mio docente (Eugenio Farina) alla prima lezione su “Forma e Design” porse all’intera classe: “Chi è innamorato?”. Solo dopo capii il vero senso della domanda. Per fare le cose fatte bene, devi amare ciò che fai ed esprimere dei forti sentimenti nelle tue azioni, in qualunque ambito, professionale o personale.
Un progetto di design: la lampada Arco di Castiglioni (1962). Da sempre mi ha suscitato un enorme ammirazione e desiderio: La sua razionalità, la sua infinita semplicità e l’apparente squilibrio delle sue forme hanno fatto di questo prodotto un’icona intramontabile. Sto aspettando solo la giusta collocazione per togliermi questo sfizio!

DIAMANTE BEGHETTO
Un libro: Da cosa nascce cosa. Sono molto affezionata a Bruno Munari, mi ha fatto capire che la sensibilità ha un potere enorme, chi la possiede può inserirla ovunque, in un buon piatto, in un disegno, in un progetto di design industriale, in una buona vita.
Chi possiede sensibilità riesce in molte cose.
Una frase: “sempre meglio chiedere scusa che permesso”.
Me lo ripeto come un mantra. Si prende il rischio. Certe volte è andata “male” molte volte invece è andata alla grande.