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Corso di: Geometria Operativa

SID Pills

10 nov 2014 'Il nostro universo creativo...oltre la decorazione'

'Il nostro universo creativo...oltre la decorazione'

Due diplomati SID in mostra alla fiera di Verona: Davide Daminato

VERONA.  Ha da poco avuto luogo l’edizione 2014 di Abitare il Tempo e, quest’anno, con due partecipazioni molto gradite a noi di SID: quelle di Alessandro Barison e Davide Daminato.



Entrambi diplomati nel nostro istituto, hanno collaborato a un progetto particolare per Abitare il Tempo. Così abbiamo deciso di intervistarli... la chiacchierata di oggi è con: Davide Daminato, con cui abbiamo parlato, in particolare, del loro specifico progetto.


Davide, cominciamo “dalla fine”: c’è qualcuno che vuoi ringraziare per questa tua partecipazione alla fiera veronese?
Prima di tutto per questa opportunità voglio ringraziare Alessandro Barison, la curatrice della mostra Arch. Silvia Sandini, il Presidente Arch. Valerio Facchin e tutto il Direttivo della Delegazione Veneto e Trentino Alto Adige di ADI, artefici ed organizzatori di questo evento. In merito alla mia partecipazione il collante è stato appunto Alessandro che da tempo è impegnato attivamente con ADI ed ha pensato di coinvolgermi in questa interessante esperienza.

Che rapporti hai con Alessandro Barison?
Io ed Alessandro ci conosciamo dal 2011, entrambi siamo parte della “grande famiglia SID”, abbiamo fatto questa meravigliosa esperienza padovana in anni diversi, ma sempre Scuola Italiana Design ci ha fatti conoscere: nel 2011 ci siamo infatti ritrovati a leggere l’uno dell’altro in un intervista simile a questa in quanto eravamo entrambi stati premiati ed inseriti nella Monografia dei 40 top designer SID 1991-2011.
Ci siamo così ritrovati a condividere la stessa passione per il design e la stessa voglia di migliorare il mondo.

Qual era la mostra a cui avete partecipato?
La mostra organizzata da ADI Nordest è stata intitolata: Oltre la Decorazione, Venezia laboratorio creativo dal passato al presente. L’evento ha ospitato la passione di 12 gruppi di progettisti chiamati da ADI ad evocare l’anima artistico decorativa di Venezia, città contaminata dall’incrocio di civiltà e culture, città che ha avuto e ha ancora un ruolo importante nell’espressione tra saperi e mestieri da tutto il mondo.

Cosa vi era richiesto di fare, nello specifico?
Noi dovevamo progettare una “palette” dal titolo: Venezia, città senza tempo.
Lo abbiamo fatto interpretando il restauro di Punta della Dogana progettato da Tadao Ando e fortemente voluto dalla Fondazione François Pinault. I vecchi magazzini del sale costruiti 700 anni fa vengono restaurati nel 2009 con l’intenzione di ospitarci l’arte e rappresentare la contemporaneità. Il nuovo Museo di Arte Contemporanea di Venezia voluto da François Pinault è considerato dagli stessi artefici un “crocevia di storia, modernità e culto per l’arte”.

Noi dovevamo quindi elaborare un progetto con l’uso di materiali da rivestimento, possibilmente derivanti da riciclo e/o riciclabili, donando loro per una volta un ruolo diverso: un ruolo artistico che evocasse l’atmosfera di questo Museo in cui convivono passato e presente, tradizione e innovazione, occidente ed oriente, decorazione e minimalismo.

Che stile e che idea avete dato al progetto?
Abbiamo compreso che, per trasformare Punta della Dogana in un Museo di Arte Contemporanea, Tadao Ando si era chiesto quale poteva essere la “vera ragione d’essere del progetto” di restauro. La sua risposta? La necessità di creare un architettura che, attraverso l’esposizione delle opere, facesse intuire l’universo intellettuale e creativo degli artisti che ci avrebbero esposto.

Facendo nostro il ragionamento di Tadao Ando, lo abbiamo personalizzato come segue: attraverso l’esposizione di campioni di materiale da rivestimento combinati in forme e colori, abbiamo progettato un’opera che facesse intuire l’universo intellettuale e creativo di chi ha voluto (François Pinault) e chi ha progettato (Tadao Ando) il restauro di Punta della Dogana per trasformarla in un Museo di Arte Contemporanea.

Com’è stato tradotto in opera tutto ciò?
Abbiamo rappresentato un triangolo isoscele (pianta di Punta della Dogana) con materiali che rimandano al passato, come il vetro anticato, colori Corten, ferro grezzo e legno segnato dal tempo. Li abbiamo affiancati ed elaborati in forme che ricordano l’originale suddivisione di Punta della Dogana in 9 navate.

Abbiamo rappresentato l’intersezione tra un vecchio triangolo (evocando il vecchio contenitore di sale) ed un nuovo cubo (evocando il nuovo contenitore d’arte), vero cuore architettonico del Museo, che è stato ricoperto di un nuovo materiale derivato da riciclo: un cemento flex di soli 2mm di spessore.

Questa intersezione è amplificata da uno specchio anticato posto sul fondo del cubo che accentua il connubio tra passato e presente. Qui la posizione dei materiali, nel rispetto dell’ordine e pulizia delle superfici come da pensiero di Tadao Ando, ha una triplice interpretazione:
  • su un lato si trovano i materiali più decorati come il mosaico, il tessuto e la resina;
  • sul lato opposto abbiamo affiancato ceramiche e tessuti che sembrano cementi lisci come seta e conferito al lato più imponente del triangolo isoscele una volumetria spigolosa e monolitica nelle tonalità dei grigi. Qui cresce in altezza l’evocazione del passaggio dal passato al presente della storia e il concetto di elevazione verso l’alto infinito che Tadao Ando esprime nelle sue architetture;
  • verso il centro e a definire il triangolo, si trovano i materiali “del passato”, come ferro, legno, tessuto jacquard, vetro anticato e Corten.

Ringraziamo quindi le aziende che ci hanno supportato e fornito i campioni di materiale da rivestimento:

È stato faticoso lavorare in un team “nuovo”?
Assolutamente no, mi piacciono le lunghe amicizie e collaborazioni ma sono propenso a cambiare continuamente per mettere a confronto esperienze diverse per arricchirle e produrne sempre di nuove. Con Alessandro poi, ogni tanto riusciamo a trovarci e fare delle lunghe chiacchierate, quindi lavorare con lui è stato un po’ come mettere in pratica metodi e concetti su cui ci eravamo già confrontati.

Risultato finale? Opinioni vostre e della gente?
Grande soddisfazione, in primis perché abbiamo portato a termine questa esperienza a tempo di record: in circa due settimane abbiamo acquisito informazioni, trovato la ragione d’essere del progetto, sviluppato il progetto, richiesto la disponibilità alle aziende, reperito i materiali e realizzato l’opera. Siamo stati capaci di coinvolgere vari artigiani, noi in prima persona e perfino la mia meravigliosa compagna.
La mostra ed i convegni programmati da ADI hanno creato molto interesse, spero quindi che questo interesse possa avere un effetto volano sulla volontà e sull’impegno che ADI ed i suoi membri hanno già dimostrato nel continuare a trovare nuovi modi di fare cultura del progetto.

Manda un saluto ad Alessandro Barison.
Ciao vecio!!!
A parte gli scherzi – questo è il saluto di quando ci sentiamo al telefono – saluto e ringrazio nuovamente Alessandro per avermi dato l’opportunità di lavorare assieme a lui. Durante le lunghe sporadiche chiacchierate avute dal 2011 ad oggi ci siamo spesso augurati: “troveremo anche un’occasione di lavorare assieme ad uno stesso progetto” e questa è stata la prima volta alla quale sono sicuro ne seguiranno molte altre.

Immagini: Alessandro Barison




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21 ott 2014 Ecco la mia proposta per rilanciare Abitare il Tempo

Ecco la mia proposta per rilanciare Abitare il Tempo

Due diplomati SID in mostra alla fiera di Verona: Alessandro Barison

VERONA.  Ha da poco avuto luogo l’edizione 2014 di Abitare il Tempo e, quest’anno, con due partecipazioni molto gradite a noi di SID: quelle di Alessandro Barison e Davide Daminato.



Entrambi diplomati nel nostro istituto, hanno collaborato a un progetto particolare per Abitare il Tempo. Così abbiamo deciso di intervistarli... la chiacchierata di oggi è con: Alessandro Barison.


Alessandro, cominciamo dalla domanda basilare: perché quest’anno hai partecipato anche te ad Abitare il Tempo?
Abitare il Tempo quest’anno è stata affiancata a Marmomacc, fiera leader nel settore delle tecnologie per il marmo. Abitare il tempo risente delle difficoltà del settore arredo e della centralità di Milano e del Salone del Mobile. Con questo affiancamento a Marmomacc, Veronafiere ha tentato di mettere le basi per un rilancio di Abitare il tempo e, per dare maggior slancio a questo nuovo percorso, ha chiesto ad ADI Delegazione Veneto Trentino Alto Adige di organizzare una mostra sui materiali di interior design.

Per la mia presenza ad Abitare il tempo devo quindi ringraziare la curatrice Arch. Silvia Sandini e tutto il Direttivo di Delegazione ADI, che mi ha selezionato con altri progettisti per rappresentare diversi punti di vista sull’interior design.

Quali sono state le tue sensazioni personali sulla Fiera?
La fiera Abitare il Tempo sta vivendo un periodo di transizione molto delicato, ma la qualità espositiva degli scorsi anni mi dava buone sensazioni. Dal punto di vista museale e congressuale la qualità è stata all’altezza delle mie aspettative, con molti approfondimenti di ricerca e dibattiti interessanti, mentre la qualità espositiva generale mi ha deluso per la scarsità di espositori e di prodotti esposti. Nonostante alcune presenze d’eccellenza, il livello generale della fiera è stato al di sotto delle mie aspettative.
So che il periodo è complesso e non esiste una bacchetta magica, ma credo che valorizzando sensibilmente l’approccio museale e congressuale si possa tentare un rilancio efficace e duraturo.

Cosa investigava maggiormente la mostra di “Oltre la Decorazione?”
“Oltre la decorazione, Venezia laboratorio creativo dal passato al presente” si è distinta senza dubbio per la qualità espositiva. La mia partecipazione alla mostra può sicuramente condizionare la mia opinione, ma posso dire senza timore di smentite che la mostra ha avuto molto successo.

Era composta da 12 pannelli realizzati da altrettanti gruppi di lavoro guidati da progettisti ADI. I pannelli raccontavano 12 differenti progetti di ricerca, selezione e presentazione di materiali di interior design, sintetizzati in 12 moodboard materici, con ispirazione Venezia, città simbolo di una incessante dialettica tra storia e modernità. Attraverso queste 12 “palette” creative, i visitatori sono stati stimolati a riflettere sui possibili trend dell’arredare contemporaneo.

Quali erano le altre mostre presenti quest’anno?
Se “Oltre la decorazione” ha indagato in maniera trasversale il passato e il presente della decorazione, proponendo possibili trend futuri, le altre mostre presenti al Palexpo Veronafiere, sede di Abitare il tempo, hanno a loro volta proposto un percorso tematico e temporale come “Avere stoffa” (stoffe storiche), “My design coffee house” (futuribili soluzioni home office contemporanee) e “Italy Contract” (prodotti d’eccellenza Made in Italy).
Il Palaexpo ha inoltre ospitato una selezione di progetti di Architetti e Designer veronesi.

Alla proposta museale del Palaexpo si è affiancata quella realizzata in collaborazione con Marmomacc al padiglione 1, esperimento ben riuscito di integrazione tra tecnologia del marmo, design di interni e architettura.

Sono emersi temi interessanti per il 2015?
Come ho già detto Abitare il tempo ha dato il meglio di se nelle sue proposte museali e congressuali. Il tema della qualità del progetto è senza dubbio centrale. È stata evidenziata l’importanza della ricerca progettuale, l’importanza della cura del dettaglio, l’importanza del saper raccontare il Made in Italy, l’importanza del saper distinguere tra eccellenza e lusso.
Ma prima di tutto è emersa l’importanza vitale di mettersi in gioco e sapersi confrontare tra professionisti, aziende e istituzioni.

Come dicevi, Abitare il Tempo per la prima volta era in contemporanea a Marmomacc: riescono a coesistere le due fiere secondo te?
Abitare il tempo è da sempre sinonimo di contract, quindi di materiali di interior ancor prima che di mobili e arredi, in questo senso l’affiancamento a Marmomacc è una mossa strategica senza dubbio azzeccata, ma la strada per passare da una coesistenza abbozzata ad un vero progetto di integrazione e valorizzazione reciproca è ancora lungo e tortuoso.

Veronafiere ha già dichiarato la sua ricetta, ovvero creare una piattaforma sinergica per attirare gli operatori esteri del contract. Credo sia la strada giusta e come ho detto precedentemente Abitare il tempo potrebbe ritrovare spazio e identità dedicando ancora più energie a mostre e convegni di qualità.

Manda un saluto a Davide con cui hai realizzato il progetto per “Oltre la Decorazione”.
Quando Silvia Sandini di ADI mi ha invitato a presentare un progetto per la mostra ho subito pensato di coinvolgere Davide Daminato. L’ho fatto perché è un amico ed ero sicuro che mi sarei divertito molto a realizzare il progetto con lui. Inoltre siamo entrambi parte della “grande famiglia SID” e abbiamo un approccio creativo molto simile, pur avendo distinte professionalità, e considerato il poco tempo a disposizione questo ci ha aiutato molto nel velocizzare gli step progettuali. Ma prima di tutto ho pensato a Davide perché è un ottimo designer.

Altri ringraziamenti?
Colgo l’occasione per salutare anche l’amica e collega Vanessa Manin, che ho coinvolto nel progetto per la sua esperienza nei materiali di interior design. Ma lasciami anche salutare Silvia Sandini e il Presidente Valerio Facchin di ADI Veneto Trentino Alto Adige che ci hanno dato una bella opportunità per mettere alla prova la nostra creatività e la nostra professionalità, e tutte le aziende coinvolte nel progetto per il supporto nella fornitura di campionature e nella realizzazione dei pannelli espositivi. Grazie davvero a tutti!

Gli associati ADI invitati a partecipare alla mostra “Oltre la decorazione: Michela Baldessari, Alessandro Barison, Paolo Criveller, Pier Callegarini, Valerio Facchin, Favaretto and Partners, Raffaello Galiotto, Andrea Girotto, Silvia Sandini, Zangrandi Associati, Palmalisa Zantedeschi, Ascanio Zocchi.

Link utili:

Foto di: Alessandro Barison




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6 ott 2014 Enrico Cesaro, un designer al servizio del cinema

Enrico Cesaro, un designer al servizio del cinema

I miei primi motivatori? I docenti SID: vi dico cosa mi hanno insegnato

PADOVA.  Di tanto in tanto abbiamo il piacere di rincontrare diplomati SID di qualche anno fa. Negli ultimi giorni l’opportunità è capitata con Enrico Cesaro, che è da poco online con il suo nuovo sito. Il sito online non è che uno dei risultati del suo intenso percorso professionale, e noi di SID Pills ce lo siamo fatti raccontare.



Enrico Cesaro: dopo il diploma nel 2004 quali furono i tuoi primi passi nel mondo del lavoro?
I primi passi furono all’interno della realtà imprenditoriale di mio padre, cosa non semplice visto lo scontro generazionale e culturale che si venne a creare, ma quella fu solo una fase di assestamento e consolidamento delle mie basi.

Ci furono novità grazie al tuo arrivo in azienda?
Arrivavo da Scuola Italiana Design e di conseguenza portai nuove idee e spunti: la scelta di nuove finiture, soluzioni di marketing mirate per ogni singolo cliente, una nuova strategia di comunicazione aziendale che studiai insieme a un nuovo team manager... fu così che arrivarono molte soddisfazioni dal mercato sia interno che estero!

Però... non sei rimasto lì a lungo.
Esatto: la mia vocazione non era quella di rimanere confinato in un’unica realtà imprenditoriale e creativa; così, approfittando di un riassesto societario, ben presto mi ritrovai coinvolto in altri progetti con nuove realtà aziendali e nuovi professionisti.

Da allora ad oggi, cos’è cambiato?
Anche se non è stato facile, oggi sono diventato imprenditore di me stesso, con tutti i pro e contro: il passaggio per certi versi è stato doloroso, ma ha portato e sta portando tante soddisfazioni, energia positiva, persone e professionisti interessanti nella mia vita e nel mio lavoro.

La notizia è che sei da poco online con il tuo nuovo sito. Per comunicare cosa?
Con il nuovo sito voglio comunicare la mia filosofia lavorativa e di vita: per me ogni lavoro è una creatura da far crescere sana e forte, dandole il giusto nutrimento emotivo, tecnico ed estetico. Si tratta di un percorso da fare insieme al cliente, ascoltando le sue reali necessità, e arrivando insieme al raggiungimento dell’obiettivo attraverso il dialogo e il confronto reciproco.

Ripercorriamo i tuoi primi 10 anni di attività: quali i maggiori successi?
I maggiori successi lavorativi a livello nazionale e internazionale sono concentrati soprattutto negli ultimi 3 anni, e in particolare intorno alla figura del regista Antonello Belluco e degli scenografi Virginia Vianello e Paolo Bandiera.

Scusa, cosa lega un designer alla cinematografia?
Con il regista Antonello Belluco ho avuto l’opportunità di impostare tutta l’immagine coordinata della casa di produzione Eriadorfilm e del film ’Il Segreto di Italia’ che uscirà il 20 novembre di quest’anno in tutte le sale italiane. Ho quindi realizzato il logo, il sito web, il movie poster del film, le grafiche dell’epoca (1945) per la scenografia di Virginia Vianello, il book di presentazione del film e la fotografia di scena.

Con Virginia Vianello e Paolo Bandiera ho avuto l’onore di collaborare anche nel film ’Il Leone di Vetro’ che uscirà questo mese e per il quale ho realizzato e ricostruito tutte le grafiche del 1866.

E se dovessi scegliere un progetto più significativo degli altri?
Direi che il mio progetto più rappresentativo è quello che deve ancora venire.
Per me ogni progetto è importante, ma se devo citarne uno recente di caratura nazionale e che mi ha dato grande soddisfazione, è quello per cui ho collaborato con la bravissima e famosa scenografa/Interior Designer Virginia Vianello.

Il progetto per il bando di concorso indetto da FS Ferrovie dello Stato è arrivato primo su 46 candidati per quanto riguarda l’aspetto creativo, si tratta della presentazione del nuovo Freccia Rossa 1000 che avverrà prossimamente alla stazione di Napoli.

Su idea di Virginia e suggerimenti miei a livello tecnico e d’immagine abbiamo sviluppato graficamente e tecnicamente le tavole dell’intero evento, spiegando come si sarebbe svolta la cerimonia d’inaugurazione dall’inizio alla fine.
     
Parliamo infine del tuo stile: quanta “SID” c’è, al suo interno?
Il mio stile è legato ai miei valori, che si possono riassumere proprio nei principi di Scuola Italiana Design: creatività, italianità, professionalità & competenza, ricerca & sperimentazione, vocazione aziendale, internazionalizzazione, energia & passione.
Questi sono i valori che cerco di esprimere in ogni lavoro che realizzo.

Cosa ricordi con più piacere di SID?
Ti dirò che non è facile trovare docenti che abbiano, oltre alla professionalità e alla competenza, anche la vocazione di essere dei motivatori: devo ringraziarli perché hanno tirato fuori il meglio di me, e mi hanno insegnato a guardare qualsiasi cosa con occhi nuovi e curiosi.
Naturalmente non è stato facile, ma ho sempre creduto nel lavoro e nella forza di volontà per il raggiungimento di un obiettivo, e anche questo atteggiamento mi è stato trasmesso da loro.
E ancora, mi hanno insegnato l’importanza della continua evoluzione, del diventare insegnanti ed educatori di se stessi, così da studiare e imparare nuove tecniche e nuovi programmi per comunicare al meglio il proprio lavoro e la propria persona.

È un bel messaggio sia per i più giovani sia per chi è già da anni all’interno del mondo del lavoro...
Il processo è sempre in atto, non si finisce mai di evolvere e di imparare: se non sai qualcosa fare oggi non vuol dire che non la saprai fare domani. È una questione di tempo, dedizione e d’impegno verso l’obiettivo.

Grazie Enrico per la chiacchierata!
E io ringrazio infinitamente Scuola Italiana Design e i loro docenti per l’insegnamento professionale e umano che mi hanno dato e per aver avuto l’onore e il piacere di rispondere a questa intervista.



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30 set 2014 London Design Festival 2014: le nostre 15 scelte

London Design Festival 2014: le nostre 15 scelte

A Londra le tendenze del design attraverso installazioni e prodotti

LONDON, UK.  Settembre, un mese ricco di settimane dedicate al design in alcune delle più importanti città europee. Abbiamo fatto per ognuna di esse la nostra selezione fotografica.


  • Helsinki Design Week (4-14 settembre)
  • Paris Design Week (6-13 settembre)
  • London Design Week (13-21 settembre)
  • Bratislava Design Week (22-28 settembre)
  • Brussels Design September (1-30 settembre)
  • Vienna Design Week (26 settembre - 5 ottobre)

London Design Festival, il punto di riferimento inglese per il design. Diverse le location e diversi i temi: noi di SID Pills abbiamo cercato di individuare alcune linee guida nella molteplicità delle proposte.

Indice delle immagini

Installazioni:
  • Foto 2: Wikihouse 4.0, il più avanzato prototipo di edificio open source: low cost, alte prestazioni, montabile come uno scaffale
  • Foto 3: From Then On, installazioni di orologi per i 10 anni di Established&Sons (design: Formafantasma)
  • Foto 4: Spectra di Field e Accept&Proceed, scultura cinetica di un impatto di meteoriti sulla Luna
  • Foto 5: Moleskine “hackerate” da designer famosi
  • Foto 6: Crest, installazione di Zaha Hadid per il V&A Museum di Londra
  • Foto 7: Double Space di BarberOsgerby per BMW al V&A Museum
Dalla mostra The Wishlist (giovani designer progettano su “commissione” di famosi designer):
  • Foto 8: l’Arch. Norman Foster ha “voluto” un temperamatite in 3 dimensioni (design: Norie Matsumoto)
  • Foto 9: Terence Conran ha “voluto” uno studio segreto (design: Sebastian Cox)
Nuovi brand:
  • Foto 10: Stool 7 di StandSeven, in materiale riciclato e il cui singolo costo paga un anno di scuola per un bambino in Sierra Leone
  • Foto 11: Articoli per la casa di Native & Co., provenienti da Giappone e Taiwan
  • Foto 12: Stacking Vessels di Utopia & Utility, mini vasi
Prodotti:
  • Foto 13: Prima collection di Favaretto & Partners per Luxy
  • Foto 14: HB Lamp di Michael & George
  • Foto 15: Collection III di Nika Zupanc per Sé, già presente allo Spazio Rossana Orlandi
  • Foto 16: Edge Collection di Paul Crofts per Isomi per l’arredo ufficio
Fonte: Pinterest



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17 set 2014 JVLT, Castiglioni e Novembre al Vintage Festival 2014

JVLT, Castiglioni e Novembre al Vintage Festival 2014

I designer a Padova per parlare di passato, presente e futuro del design

PADOVA.  Il festival vintage di Padova è un appuntamento oramai consolidato tra gli eventi cittadini più alla moda. Per tre giorni il centro storico di Padova accoglie cultori, appassionati e semplici curiosi del fenomeno vintage.



JoeVelluto, Castiglioni, Novembre

Il centro culturale San Gaetano e via Altinate sono il cuore pulsante del festival, che propone numerose esperienze vintage: mercatino, mostre, concorsi, eventi, workshop e talk show. Domenica 14 settembre al Padova Vintage Festival si è parlato soprattutto di design: al talk show che ha visto protagonisti i designer Andrea Maragno e Sonia Tasca di JVLT JoeVelluto Studio con Giovanna Castiglioni, figlia del celeberrimo Achille, è seguito un dialogo tra Davide Rampello e il designer Fabio Novembre sul tema della memoria.

Quale filo unisce passato e presente del design?

Andrea Maragno e Sonia Tasca, designer e docenti SID, hanno raccontato la loro esperienza di professionisti in continuo contatto con imprese e studenti. Giovanna Castiglioni ha invece giocato con la curiosità del pubblico e con i progetti di design più iconici del padre Achille Castiglioni.
Grazie al supporto delle immagini e degli oggetti presenti sul palco, i tre protagonisti del talk show hanno dato vita ad un simpatico e interessante ping-pong sul passato, sul presente e sul futuro del design.

Dagli oggetti senza tempo di Castiglioni ai progetti più provocatori di JoeVelluto, passando attraverso l’esaltazione del design anonimo e la critica allo stilismo, affiora dalla discussione un solido filo conduttore che unisce il disegno industriale di tutti i tempi, un filo sottile ma indelebile, che si nutre della curiosità dell’uomo.

Fabio Novembre: «Come il design guarda oltre»

A Fabio Novembre è assegnato il compito di raccontare il tema della memoria attraverso il linguaggio del design. Grazie al suo blog ionoi.it, Novembre esercita la sua passione per la ricerca e per il cortocircuito visivo mettendo a confronto mondi e linguaggi del presente e del passato, mischiando il design con l’arte, la grafica, la fotografia, la musica, il cinema, la quotidianità, e tracciando connessioni, evidenziando simpatie, sperimentando sottili provocazioni.

Il design è un’arte che si tramanda da maestro ad allievo, è un esercizio di memoria, ricerca, cultura, interpretazione, istinto, linguaggio. Fare design, progettare, è guardare avanti, guardare oltre, ma per guardare oltre la banalità dobbiamo salire sulle spalle di giganti, quei giganti del passato dai quali attingere a piene mani per rendere più vero e più profondo il significato del progetto contemporaneo.


JoeVelluto studio, Studio Museo Achille Castiglioni, Studio Novembre. Tre diverse interpretazioni del design italiano, tre punti di vista accomunati da un unico comune denominatore: la passione.


Autore: Alessandro Barison
Immagini: Padova Vintage Festival su Instagram




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16 set 2014 Maison&Objet 2014, le tendenze dell'interior a Parigi

Maison&Objet 2014, le tendenze dell'interior a Parigi

Gli spunti dalla settimana del design svolta dal 6 al 13 settembre

PARIS, FRANCE.  Settembre, un mese ricco di settimane dedicate al design in alcune delle più importanti città europee. Abbiamo fatto per ognuna di esse la nostra selezione fotografica.


  • Helsinki Design Week (4-14 settembre)
  • Paris Design Week (6-13 settembre)
  • London Design Week (13-21 settembre)
  • Bratislava Design Week (22-28 settembre)
  • Brussels Design September (1-30 settembre)
  • Vienna Design Week (26 settembre - 5 ottobre)

Al Maison&Objet emerge una visione del passato riletto in chiave futura, alla ricerca di un equilibrio di contrasti tra materiali, colori e linee (ma anche tra designer affermati ed emergenti).

Altro tema comune per gli oltre 3000 espositori dell’edizione parigina autunnale del Maison&Objet è la condivisione, in particolare sfruttando il digitale.
E allora condividiamo con voi alcune immagini dalla Paris Design Week 2014.


Indice delle immagini:
  1. Logo
  2. Suspension Bell per Normann Copenhagen
  3. Service Tank di Tom Dixon (Londra)
  4. Tom Dixon alla Fiera
  5. Sgabelli Sfera di Eleanor Pritchard (Londra)
  6. Rain Bottle installation di Nendo (Giappone)
  7. 4th Dimension di 22 Design Studio (Taiwan)
  8. Tavolino e Howdy Owl di StokkeAustad e Andreas Engesvik (Norvegia)
  9. Dallo stand di Stringdesign (Svezia)
  10. Stand di Hem, nuovo brand di Fad e One Nordic (Svezia)
  11. Credenza Pandora di Wewood (Portogallo)
  12. Stand di Crash Baggage (Italia)
  13. Lunaire di Ferréol Babin per FontanaArte (Italia)
Fonte: Pinterest



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19 giu 2014 Alice e Deborah: SID è per chi vuol mettersi alla prova

Alice e Deborah: SID è per chi vuol mettersi alla prova

Intervista doppia esclusiva alle diplomate più meritevoli del 2014

PADOVA.  Due tra i 45 diplomati SID dell’ultimo anno di studi hanno ricevuto i premi riservati agli studenti più meritevoli del Master in Design Creativo.




Si tratta di Alice Pellizzon e di Deborah Xausa. Le abbiamo intervistate per tracciare con loro un bilancio dei 3 anni di studi in SID... e i loro sogni per il futuro!







Know more:



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13 mag 2014 Kengo Kuma: Materiali naturali per l'Olimpiade 2020

Kengo Kuma: Materiali naturali per l'Olimpiade 2020

L’architetto protagonista di una lectio magistralis a Verona

VERONA.  Kengo Kuma e la sua Lectio Magistralis “Power of Place” a Verona organizzata da Veronafiere tra le attività culturali legate a Marmomacc.



Kengo Kuma è un architetto giapponese molto legato alla trasformazione creativa e poetica dei materiali.

Le sue opere in pietra sono espressione di un dialogo: da un parte il paesaggio e le sue linee, dall’altra l’uomo, la sua economia e la sua tradizione. Il filo comune porta i nomi di rispetto, conoscenza, territorialità e passione. Nel suo intervento, Kuma si è soffermato soprattutto sul suo rapporto con la pietra come materiale.

Qual è il suo rapporto con la pietra?
Questo tipo di materiale è in grado di trasmettere un senso di calore, non solo strutturale, ma anche umano. Quando scelgo la pietra, intendo trasmettere il mio sentimento di relazione e unione con gli altri, attraverso l’impiego di un materiale che profonda calore, come è appunto in grado di fare la pietra naturale.

In Giappone collaborerà alle strutture della prossima Olimpiade 2020: con quale idea progettuale?
Sono stato interpellato per iniziare a lavorare su alcuni progetti, per i quali prevedo un utilizzo il più ampio possibile di materiali naturali. C’è un motivo. Alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964, Kenzo Tange fece largo impiego del calcestruzzo: a quell’epoca il Giappone viveva un periodo molto florido, di espansione economica, mentre ora viviamo tempi di crisi, siamo in una situazione totalmente opposta.

Ecco perché io mi voglio “allontanare” dall’elemento cemento e utilizzare materiali assolutamente naturali, per fare in modo che il visitatore delle Olimpiadi riesca a cogliere a pieno lo spirito del Giappone in questo particolare momento storico.

Un richiamo alla cultura e tradizione del suo Paese?
In Giappone stiamo assistendo a una tendenza verso il passato e verso l’utilizzo di materiali naturali e propri del territorio. Personalmente ho un forte legame con la pietra, ne ho fatto ampio utilizzo nelle mie opere: sono solito utilizzare quella ricavata dai distretti in cui viene coltivata, solo così riesco a creare il giusto equilibrio tra il costruito e l’esistente.



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8 mag 2014 I maggiori designer italiani di oggi si raccontano

I maggiori designer italiani di oggi si raccontano

Le speciali interviste realizzate durante il Salone del Mobile 2014

MILANO.  Una preziosa iniziativa degli organizzatori del Salone del Mobile: un’intervista ai più prestigiosi designer della scena italiana contemporanea.



La questione del ricambio generazionale, la globalizzazione, i nuovi trend del design: una sequenza di interventi dai progettisti più affermati ai giovani emergenti.
(cliccando su “PLAYLIST” in alto a sinistra del video, potete scorrere rapidamente da un’intervista all’altra)




Non occorrono altre parole, qui sopra potete seguire le interviste a (nell’ordine):
  1. Luca Nichetto
  2. Donata Paruccini
  3. Aldo Cibic
  4. Giovanni Levanti
  5. Lorenzo Damiani
  6. Carlo Contin
  7. Paolo Ulian
  8. Giulio Iacchetti
  9. Fabio Novembre
  10. Silvana Angeletti & Daniele Ruzza
  11. Gabriele Pezzini
  12. Paolo Rizzatto
  13. Antonia Astori
  14. Odoardo Fioravanti
  15. Ivano Vianello
  16. Antonio Citterio
  17. Rodolfo Dordoni
  18. Ferruccio Laviani
  19. Piero Lissoni
  20. Nicola De Ponti
Siete d’accordo con le loro affermazioni?



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7 mag 2014 Un design a 360°... ma anche oltre!

Un design a 360°... ma anche oltre!

BEST OF DESIGN WEEK 2014: zona Tortona

MILANO.  Ultimo report dalla Design Week 2014: ecco cosa rimarrà maggiormente impresso di zona Tortona. E voi, siete d’accordo o avete altre cose da proporre?



Leggi anche:

TORTONA COME CROCE E DELIZIA: PERCHÉ?

Zona Tortona è un contenitore non solo di design a tutto tondo, ma anche di moda, arte, creatività. Tortona è certamente la zona più conosciuta del Fuorisalone. Oltre ad un gran numero di visitatori, ammassati sulle scale del ponte sulla ferrovia, questa condizione di celebrità porta a concentrare molte realtà espositive interessanti e di spessore, ma anche una moltitudine di inutilità.

ECOMMERCE. DESIGN INDEX. PIANOFORTI.

Le location Superstudio restano i nodi nevralgici di Zona Tortona, anche se nel complesso perdono un po’ di incisività rispetto alle passate edizioni. Da segnalare tra gli spazi espositivi di Superstudio la presenza del progetto design di Ebay, non particolarmente riuscito nell’allestimento, ma di sicuro interesse dal punto di vista strategico. Nei capannoni ex Ansaldo è protagonista un’interessante rassegna di progetti selezionati per il Design Index di ADI.

Tra i grandi marchi presenti in Zona Tortona da segnalare Peugeot e il suo progetto Onyx, caratterizzato dall’utilizzo di fibre di carbonio con materiali molto contrastanti tra loro, dal legno alla pietra lavica. Di particolare impatto in particolare l’allestimento del pianoforte Peugeot, da brividi.

MODA. ELETTRODOMESTICI. ARREDAMENTO.

La location giapponese Tokyo Imagine è fortemente caratterizzata dalle sensazioni sottili di arte e moda, mentre l’esposizione Samsung Flows a palazzo Zegna incuriosisce con la forza solida degli esplosi reali di elettrodomestici di consumo. Tra le location più affascinanti e curate da segnalare Moooi, che sottolinea la poetica dei suoi oggetti d’arredo con allestimenti delicati e grafiche coinvolgenti.




Testo e immagini: Alessandro Barison



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