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Corso: progettazione

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15 apr 2014 100 studenti SID approdano a Milano

100 studenti SID approdano a Milano

La visita al Salone del Mobile tra grandi brand e designer emergenti

MILANO.  Tutti gli studenti del Biennio in Design Creativo, insieme a qualche “infiltrato” del Master, hanno raggiunto Milano, non senza le difficoltà dovute al traffico, destinazione: Salone del Mobile 2014.



I MAGGIORI BRAND. Gli studenti, liberi di muoversi tra i vari stand, hanno dovuto scegliere se muoversi velocemente per vedere il più possibile o se concentrarsi su alcune aree di loro maggior interesse.
Un’occhiata ai maggiori marchi di design del settore dell’arredamento non andava trascurata. Tra questi:
  • Kartell (foto 2): una scelta originale rispetto agli altri stand, quella di racchiudere in “gabbie dorate” i propri prodotti;
  • Alias (foto 3): in primo piano la collezione Tabu di Eugeni Quitllet, che sfrutta in maniera eco-sostenibile le potenzialità del legno;
  • Magis (foto 4): (ri)propone alcune collezioni di sedute dei grandi designer che hanno collaborato con questo brand, come Marcel Wanders, Konstantin Grcic e Jaime Hayón;
  • Gufram (foto 5): in Fiera la carica ironica del brand traspare non sono nei suoi prodotti storici, come il divano Bocca, ma anche nelle novità, come la Poltrona di Alessandro Mendini;
  • Lago (foto 6): come lo scorso anno, attraverso l’interattività del suo stand propone un’idea di design che favorisca il benessere individuale e collettivo;
  • Moroso (foto 7): tra i prodotti esposti, la novità subito visibile è la seduta Diatom di Ross Lovegrove. La proprietaria Patrizia Moroso è sempre presente nel suo stand, dimostrandosi una delle personalità che più credono nella Fiera.
LE CUCINE E IL SATELLITE. Il padiglione di EuroCucina (foto 8) poneva l’accento sul Made in Italy. Camminando fino al termine dei suoi stand, tra prodotti, tecnologie e cuochi al lavoro (tra i quali il celebre Alessandro Borghese con cui alcuni studenti hanno strappato una foto insieme), è stato possibile giungere tra le sperimentazioni del Salone Satellite.
Come da tradizione, erano presenti le creazioni dei designer più giovani, molti dei quali provenienti dall’estremo oriente. Tra i prodotti esposti, anche la lampada Filò (foto 9) della diplomata SID Laura Modoni (nei prossimi giorni la sua intervista).

LA FINE DEL VIAGGIO. Per chi ha avuto ancora tempo, c’è stata la sosta al Salone Internazionale del Bagno dove si è potuta osservare la continua trasformazione del bagno in una “spa domestica”.
La sera è scesa presto e, con i piedi quasi usurati dopo tanta marcia spedita, gli studenti hanno preso posizione in pullman per il ritorno ma c’era anche chi si è fermato in città per un’altra giornata, per assaporare l’altra faccia del Salone del Mobile: il Fuori Salone!


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2 apr 2014 La Francia studia il brand design dagli Italiani

La Francia studia il brand design dagli Italiani

A Parigi in scena la 7/ma Giornata dedicata al brand management

PARIS, FRANCE.  Il 20 marzo scorso si è svolto a Parigi presso l’Université Paris Ouest Nanterre La Défense un incontro sul tema del Brand Design. Il seminario, giunto alla settima edizione, è stato organizzato dal Professore di economia e marketing Kamel Ben Youssef e coordinato dal dipartimento di Meccanica e Produzione dell’Università IUT Ville d’Avray.



La giornata si è sviluppata attraverso la discussione di temi legati al brand design, con un gruppo di lavoro dinamico, formato da docenti esperti, affermati professionisti, giovani designer e studenti.

Il valore del Brand Design

Saverio Sbalchiero (Sbalchiero and Partners) ha descritto il tema del brand design e della percezione del marchio nel mercato della comunicazione e dell’informazione: «Il design ha un valore strategico in questo momento delicato di passaggio dal supporto cartaceo a quello digitale.»

L’Architetto Giancarlo Tintori ha presentato casi studio di retail design (sia positivi che negativi) evidenziando  la stretta correlazione tra il successo di un brand e la capacità di declinare i valori del marchio grazie al design  in tutte le forme di comunicazione, dal marketing al prodotto fino al punto vendita, punto di contatto strategico con il cliente.

Materiali e strategie di successo

Eva Tenan (MaTech - PST Galileo) ha presentato materiali innovativi e proposto esempi di trasferimento tecnologico che hanno portato interessanti risultati sia dal punto di vista del design che della percezione del brand da parte del mercato: «L’utilizzo creativo di materiali tecnologicamente avanzati è una fonte di innovazione che migliora non solo la competitività dell’azienda, ma anche il valore del suo brand.»

Ludovica Galvan (Caffè Diemme) ha illustrato il progetto aziendale di comunicazione e di coinvolgimento del cliente nelle innovazioni dell’azienda, che grazie a nuovi servizi dedicati e ad un programma formativo continuamente aggiornato, ha ottenuto ottimi risultati di crescita e un costante rafforzamento del brand nel mercato.

Jacopo Bargellini ha raccontato i principi fondanti le 12 regole del design management, proposte in un testo di recente pubblicazione, sviluppato per dare alle PMI uno strumento di sintesi sui processi indispensabili per creare una struttura aziendale design oriented.

Luca Cielo (Cielo e Terra vini) ha raccontato il progetto aziendale di Responsabilità Sociale d’Impresa, sottolineando l’importanza del brand design per un efficace posizionamento dell’azienda nel mercato.

Un design market oriented

A chiudere il seminario il mio intervento su Design e Marketing nella piccola e micro impresa, con particolare attenzione sulle possibilità di crescita possibili attraverso l’adozione di strumenti di design management.
Il caso studio di Emme Italia ha evidenziato come una metodologia progettuale market oriented, grazie anche alle tecniche di product management acquisite nei corsi di Scuola Italiana Design, ha permesso rassicuranti risultati di competitività in un settore in difficoltà come quello della micro impresa nell’arredo ufficio.


Know more:


Alessandro Barison



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20 gen 2014 “Vedo serietà e rispetto tra azienda e designer”

“Vedo serietà e rispetto tra azienda e designer”

Esperienze e iniziative di Grazia Azzolin tra design e arte

TREVISO.  Il ricordo del SID è ancora vivo anche nei diplomati dei primi anni di attività. È il caso di Grazia Azzolin che, in occasione di una mostra che ha organizzato recentemente, ci ha raccontato la sua esperienza professionale.



In che anno ti sei diplomata in SID e come ricordi il tuo ingresso nel mondo del lavoro?
Erano i primi anni ’90, e ricordo il mio ingresso nel mondo del design come una favola: mi proposi ad un’azienda leader nel settore delle maniglie (Olivari) che visionò il mio prodotto e decise di presentarlo al SAIE assieme ai prodotti di Alessandro Mendini e Andrea Branzi. Lo stand Olivari era così formato dai prodotti di Alessando Mendini, Grazia Azzolin e Andrea Branzi. Io, “piccola neofita”, insieme a due big del design nazionale e internazionale.

Ricordi qualche aneddoto particolare di quegli anni a Scuola Italiana Design?
Aneddoti ce ne sarebbero tantissimi da raccontare, ma ricordo con particolare simpatia la volta in cui un’azienda del settore arredo bagno stava costruendo una mia proposta di accessorio per il bagno: l’addetto ai prototipi venne sostituito dal proprietario dell’azienda che si mise a realizzare insieme a me il prototipo in questione.
Questo mi fece capire che gli imprenditori di allora sapevano fare un po’ di tutto: dai designer ai prototipisti agli imprenditori, figure magiche a 360 gradi.

Che differenze noti tra i primi tempi come designer e il lavoro attuale?
Riscontro maggiore serietà e rispetto tra azienda e designer. Penso che in quest’ultimo periodo le aziende del nostro territorio abbiano capito fino in fondo l’importanza della figura del designer: il valore aggiunto apportato dai designer nei prodotti viene riconosciuto e apprezzato sempre di più.

Nell’ultimo mese ha avuto luogo una mostra che hai organizzato: di che cosa si tratta?

La mia figura professionale tende a svilupparsi in vari ambiti, il mio amore per l’arte mi ha coinvolta nella trasformazione di luoghi abbandonati in temporary galleries. All’interno del castello medievale di Castelfranco, a ridosso della Torre dell’Orologio, ho dato vita ad una mostra dell’artista emergente Enrico Benetta.

Come definiresti il tuo stile da designer? C’è una figura particolare da cui trai ispirazione?
Le grandi passioni insite nella mia indole sono l’architettura, l’arte e la natura. Quando disegno le passioni mi guidano naturalmente come fonti ispiratrici, e a partire dalla creatività l’oggetto si concretizza nella funzione.

Quali sono i “buoni propositi” per l’anno nuovo (progetti in cantiere, risultati da ottenere…)
L’anno appena iniziato sarà l’anno della riscossa emotiva in cui il termine “ripresa” viene abbandonato in quanto usato e abusato, mentre il concetto “nuova prospettiva” è l’ambito entro il quale vorrei muovermi. Cambiare prospettiva senza precludermi nulla. Può darsi che quest’anno mi cimenti nel balletto, nelle arti marziali o in quelle fotografiche...!



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16 gen 2014 Design Thinking, terza e ultima parte del nostro tutorial

Design Thinking, terza e ultima parte del nostro tutorial

Le linee guida per chi si sta accostando al design sostenibile

MUNICH, GERMANY.  Ultima parte del video realizzato per il progetto europeo Imageen, curato dalla Commissione Europea e Enterprise Europe Network con la partecipazione, per l’Italia, di Unioncamere Veneto.



TUTORIAL SULL’ECO-DESIGN:








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13 gen 2014 Design sostenibile: il video-tutorial SID

Design sostenibile: il video-tutorial SID

La seconda parte spiega i valori percepiti e i fattori strategici

MUNICH, GERMANY.  Oggi la seconda parte del tutorial realizzato da Scuola Italiana Design e PST Galileo per il progetto europeo Imageen.



TUTORIAL SULL’ECO-DESIGN:







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9 gen 2014 SID testimone dell'eco-design riconosciuto in Europa

SID testimone dell'eco-design riconosciuto in Europa

Ecco la prima parte del video-tutorial presentato a Monaco

MUNICH, GERMANY.  Scuola Italiana Design e PST Galileo sono protagonisti in Europa in quest’ultimo periodo grazie a Imageen, un progetto organizzato dalla Commissione Europea ed Enterprise Europe Network con la partecipazione di numerosi enti: Unicamere Veneto, le Camere di Industria e Commercio slovena e bulgara, l’istituto serbo Mihailo Pupin, Tera Tehnopolis (Croazia) e la Bavarian Research Alliance (Germania).



Tra i vari appuntamenti già avvenuti, un workshop tenuto a Monaco di Baviera in cui i docenti ed esperti SID hanno portato il loro contributo nell’ambito dell’eco-design (o design sostenibile) e un seminario presso la Camera di Commercio di Slovenia.

Non a caso il primo grande risultato è la qualifica del PST Galileo di Eco-Design Center accreditato presso la Commissione Europea, che attesta la qualità del Parco nel campo della progettazione etica, ecologica e ambiente.

Il progetto Imageen continuerà per tutto il 2014 con il coinvolgimento di Scuola Italiana Design e di MaTech in nuove attività formative da erogare ai vari enti provenienti da tutta l’Europa centrale.

Tra i prodotti realizzati da Scuola Italiana Design, un video tutorial diviso in 3 parti presentato a novembre a Monaco di Baviera.
Nelle tre clip vengono introdotti i principi del design calati nell’ambito green. Ecco la prima parte!


TUTORIAL SULL’ECO-DESIGN:







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11 dic 2013 L'Exhibit Design, come si fa a progettare una mostra

L'Exhibit Design, come si fa a progettare una mostra

L'importanza di saper guidare un visitatore: esempi pratici a Padova

PADOVA.  Il percorso progettuale del design industriale parte dall’ideazione di un nuovo prodotto attraverso la definizione dei suoi contenuti funzionali. Anche le mostre possono essere viste come dei prodotti: il centro di interesse della progettazione rimane il visitatore, che deve essere guidato “alla scoperta” della esposizione e dei suoi contenuti con percorsi chiari e logici.



Un esempio davvero significativo della correlazione tra ideazione dei contenuti e coerenti modalità espositive è rappresentato dalle tre mostre organizzate e promosse a Padova sul tema del design industriale.

Si tratta di: Il mondo di Starck (novembre 2012), 40x40 - Paolo Favaretto e gli anni del design (dicembre 2013) e 20 Design Masters (dicembre 2013), il cui allestimento è stato curato dall’Arch. Paolo Favaretto - Favaretto&Partners su contenuti sviluppati da Massimo Malaguti.

Sobrietà e ricerca nel mondo di Starck

Ne Il mondo di Starck, che presentava 90 pezzi del designer francese dagli anni ’70 ad oggi, l’allestimento di Favaretto consisteva in divisori verticali realizzati con pannelli costituiti da cornici in legno, che ponevano in risalto i singoli pezzi esposti con eleganza e semplicità, rendendo i prodotti i veri protagonisti della esposizione.
Un allestimento sobrio e al tempo stesso ricercato, che divide la superficie espositiva nelle 4 aree tematiche de Il mondo di Starck: Seduzioni, Declinazioni, Pourqoui pas e Douce France.

Favaretto: i suoi e nostri 40 anni

40x40 è una esposizione di progetti e oggetti realizzati nel corso di 40 anni di attività dallo stesso Paolo Favaretto, architetto e designer. La mostra è articolata in quattro sezioni, corrispondenti ai quattro decenni che vanno dal 1973 al 2013.
Ogni sezione ospita una selezione di 10 tra i progetti più significativi corredati da disegni e immagini.
Le 4 sezioni sono articolate secondo una pianta concentrica: ognuna di esse è rivolta verso un elemento espositivo centrale, un monolito sulle cui quattro facce scorrono immagini di luoghi, personaggi ed eventi della memoria collettiva dei 4 decenni. In questo modo la struttura espositiva traduce il contenuto, che mira a intrecciare il racconto degli “anni del design” di Favaretto con il racconto della nostra vita, nell’arco di quaranta anni.

Il racconto ideale dei 20 Design Masters

20 Design Masters è una selezione di 60 prodotti realizzati da 20 maestri del design industriale.
Ad ogni designer è dedicata una isola circolare tripartita, sulla base della quale sono collocati i prodotti. A loro volta, i designer sono raggruppati in 5 “stanze” tematiche, che tracciano un racconto ideale a partire dai “padri fondatori” Eames e Jacobsen, attraverso tutto il ’900 fino ai giorni nostri con i lavori di Pesce, De Lucchi e Mendini.
Per questa esposizione Favaretto ha disegnato delle isole che guidano il visitatore alla scoperta delle opere esposte, che si intravvedono e invitano il visitatore ad avvicinarsi.

I risultati ottenuti con queste 3 mostre testimoniano l’importanza di una stretta relazione tra curatore della mostra e progettista dell’allestimento, per restituire al visitatore una visione coerente dei contenuti e dei percorsi.


Massimo Malaguti
galileopark.it





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9 dic 2013 Il futuro della bici passa per Delineodesign

Il futuro della bici passa per Delineodesign

A Montebelluna una serata dedicata al bike design. C'era anche SID!

MONTEBELLUNA, TREVISO.  Poche settimane fa si è svolta la serata “Time to Design: Cycling to the Future!” organizzata da Delineodesign, affermato studio di sport design fondato da Giampaolo Allocco, all’interno del ciclo di incontri di Open Design.



Si è trattato di una serata dedicata al mondo della bicicletta, con la possibilità di pedalare virtualmente nei circuiti più famosi del mondo grazie alla tecnologia Real Video di Elite alla presenza di Milo Battaglia, guru della bike philosophy. C’è stato soprattutto spazio per i prodotti, tra cui gli accessori per ciclismo (come Carbon, il portaborracce più leggero al mondo) e il modello Korebo, storico modello di bici da triathlon sviluppato da Giampaolo Allocco durante il suo triennio formativo presso Scuola Italiana Design.

Ci ha raccontato com’è andata la serata proprio Giampaolo Allocco, “padrone di casa” della serata nonché diplomato di Scuola Italiana Design.


Dunque Giampaolo, qual è il giudizio finale di Time to Design?
La serata, come da previsione, è andata molto bene, anche per merito del lavoro di promozione sostenuto con le newsletter (compresa la vostra!). Ringrazio poi il nostro ufficio stampa di Milano, il canale di Ottagono con la sua comunicazione ed infine do merito anche al certosino lavoro di ’tessitura’ fatto sui social network come Twitter, Facebook e Linkedin.

Quanti sono stati gli ospiti di Time to Design?
A fine serata abbiamo quindi totalizzato oltre 130 presenze, con persone provenienti dalle province di Padova, Treviso e Venezia. È un numero molto sostanzioso se rapportato al nostro territorio che, purtroppo, si solito non dà grande risalto agli eventi (anche più autorevoli) che ospita. A questo si aggiunge che era un mercoledì sera di pioggia!

C’era qualche nome illustre tra i partecipanti?
Molte erano le presenze degli addetti allo sport, e non solo bici: Tecnica, Nike, Dynafit, Scarpa, Mizuno...
Sono aziende venute a trovarci perché incuriosite dal tema, oltre che per il desiderio di visitare un’architettura d’avanguardia rara come quella che ho appena costruito, e che finora non aveva ufficialmente aperto le porte a nessuno.

Qualche ringraziamento finale?
Sono stato molto felice di aver avuto partner come il trio Bisol, Elite, Pinarello, vere punte di diamante, e Scuola Italiana Design, a cui sono affettivamente legato da sempre. Di SID in particolare ringrazio Giorgio Pellizzaro e Wilmer Gentili per la generosa disponibilità con cui mi è stato prestato il prototipo della Korebo.



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27 nov 2013 Gianluca Minchillo, il designer SID si mette in proprio

Gianluca Minchillo, il designer SID si mette in proprio

Il suo stile e i migliori prodotti nell'intervista esclusiva per SID Pills

VENEZIA.  La scorsa settimana un bel messaggio ci ha raggiunto a Scuola Italiana Design. Proveniva da un nostro diplomato del 2008, Gianluca Minchillo, classe ’87, felice per aver appena avviato la propria attività di designer autonomo. Ci ha scritto: “Devo ringraziare i tanti insegnanti avuti lì se è stata possibile avviare questa mia attività professionale.” Ci siamo fatti raccontare qualcosa di più.



La notizia è che, in un periodo di grande crisi nel lavoro, tu sei diventato libero professionista.
Gianluca, come mai ti sei staccato dallo studio in cui hai lavorato da quando ti sei diplomato in SID?
È vero, il periodo non è facile, però l’idea di lavorare autonomamente credo di averla sempre avuta e penso sia un’indole caratteriale. Già dopo due anni ho cominciato a guardarmi attorno: il mio primo lavoro era in uno studio dove mi trovavo bene e facevo bei lavori con aziende importanti, ma era un piccolo studio e SID, per mia fortuna, mi ha sempre insegnato a non accontentarmi e guardare oltre.

Così feci diversi colloqui in altri studi di progettazione, ma alla fine decisi che dovevo provare a costruirmi un percorso personale. Per concretizzarlo ci sono voluti poi quasi altri due anni. È una cosa che tengo a dire, perché le difficoltà sono molte e le porte chiuse anche, ma se si è determinati e si crede in quel che si fa, alla fine il risultato arriva.

Consiglieresti ai nostri studenti di diventare liberi professionisti?
Lo consiglierei a tutte le persone che si sentono più coerenti col lavoro autonomo e indipendente, ma non perché sia più importante o più retribuito di un lavoro da dipendente: come dicevo prima, secondo me è un discorso di indole personale. A ogni modo consiglio a tutti di fare prima un’esperienza in uno studio o in un’azienda.

Ma il fare il free lancer ha le sue difficoltà: quali sono?
Il lavoro autonomo ha molte difficoltà: un mese puoi guadagnare molto ma poi non vedere più un euro per tre mesi. Bisogna occuparsi di tutto, dalla pubblicità della propria attività alla contabilità e questi sono aspetti importanti che spesso non si considerano. Certo, ci sono molti vantaggi: essere padroni del proprio tempo, ad esempio, e presentare il proprio lavoro sempre e solo secondo il proprio gusto.

Qual è il tuo stile?
Mi piace pensare al mio stile come elegante e moderno. Anche quando mi capita di affrontare il classico provo in qualche modo a modernizzarlo e renderlo attuale. Lo studio dove ho lavorato per me è stata una seconda scuola di design per cui ho assorbito per forza qualcosa in stile, tecnica, ecc.

C’è un designer a cui ti ispiri?
C’è un designer che mi piace molto tra tutti ed è Christophe Pillet, perché credo rappresenti l’eleganza assoluta nella pulizia delle forme.

C’è un tuo prodotto da cui hai avuto particolare soddisfazione?
Prevalentemente faccio grafica e un progetto che mi ha dato molta soddisfazione, anche perché era uno dei primi lavori da libero professionista, fu una pagina pubblicitaria per un’azienda uscita su “Il Giornale”. Ma ce ne sono altri due:
  • uno di interior fatto quest’estate, e cioè il progetto di allestimento della vetrina del caffè Florian di Venezia ad Harrods. Mi ha dato molta soddisfazione, perché il risultato è stato molto apprezzato e reggeva il confronto con le vetrine vicine, occupate da marchi come Dior e Gucci;
  • il secondo è una lampada in vetro gabbiato presentata lo scorso anno a Euroluce disegnata per un’azienda veneziana. Qui la soddisfazione è stata soprattutto personale, perché dopo anni di partecipazione al Salone del Mobile con progetti e stand disegnati in studio, questo è stato il mio primo progetto presentato da designer autonomo.

Ce lo descrivi?
La lampada si chiama “Calix” ed ha una struttura in tondino di metallo, che crea una gabbia al cui interno viene soffiato il vetro. È una tecnica artigianale tipicamente muranese. La struttura di metallo definisce la forma, ma il bello è che il vetro soffiato ha delle tolleranze che fanno uscire pezzi tutti diversi, seppur di poco.

Si tratta di un bel connubio tra produzione in serie e artigianale. Con questa forma, di due misure e colori diversi del vetro, è stata sviluppata tutta la famiglia di prodotti.

Domanda da “colloquio”: come e dove ti vedi da qui a 10 anni come designer?
Bella domanda, diciamo che mi piacerebbe continuare a fare tutto quello che sto facendo ora con risultati e numeri sempre più grandi, magari portando la mia professione in luoghi dove, sembra impossibile, è poco conosciuta o viene fatta in modo molto diverso, e parlo di città italiane.

Infine, un ricordo di SID: cosa ti farebbe tornare a iscriverti alla scuola una seconda volta?
A giugno scorso avevo un appuntamento di lavoro vicino al SID e ho ripercorso in autobus tutta la strada che 5/6 anni fa facevo ogni giorno e mi ha molto emozionato perché sono stati dei bellissimi anni anche se forse in quel periodo non me ne rendevo conto perché il SID è una centrifuga, ti travolge a pieno e quasi non ti rendi conto dell’opportunità incredibile che stai vivendo, umana e professionale.

Quello che mi manca di più è la condivisione con altre persone di questo grande interesse comune, adesso c’è sempre un rapporto diviso per ruoli se mi capita di confrontarmi con altre persone del settore, mentre li eravamo tutti insieme e l’unicità del singolo formava un bellissimo gruppo.

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4 nov 2013 E se potessimo modellare in 3D usando solo le mani?

E se potessimo modellare in 3D usando solo le mani?

Il futuro della modellazione digitale nel video di SpaceX

HAWTHORNE, USA.  SpaceX sta cercando nuovi metodi per velocizzare i processi lavorativi degli ingegneri. Per esempio, facendoli progettare sempre più direttamente in 3D.



SpaceX è un’azienda californiana attiva nel campo dei trasporti spaziali, fondata nel 2002 da Elon Musk, già cofondatore di PayPal.

In questo video possiamo vedere come la ricerca stia già portando a risultati entusiasmanti, a nuovi modi di interagire con la tecnologia: grazie ai sensori e ad altre tecnologie di visualizzazione, sarà presto possibile progettare in maniera più naturale ed efficiente rispetto ai tradizionali strumenti 2D.

...E chissà che queste grandi innovazioni non entrino presto anche nell’ambito del design di prodotto! Guardare per credere!








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SID PILLS è una testata giornalistica web iscritta al n. 2299 del Registro Stampa presso il Tribunale di Padova in data 31 maggio 2012.