5
apr
2013
Social students | Un remo per pulire i vestiti
Social students | Un remo per pulire i vestiti
La proposta degli studenti contro il pericolo dei piranha in Brasile
PADOVA. Corso di sociologia dei consumi 2011/2012, protagonisti di oggi sono Rogerio
Boschetto, Carlo Caranese, Piero Franco e Stefania Guzzo. Il loro progetto li ha portati fino in
Brasile. Su quale problema si sono concentrati? E quale soluzione hanno
proposto?
La richiesta
I quattro studenti hanno anzitutto svolto una
ricerca sul Brasile, in particolare dal punto di vista socio-economico. È emersa subito la
povertà di chi vive nelle favelas, la realtà più conosciuta di questo Paese. Ma
addentrandosi più in profondità, sono venuti a conoscenza di altre difficoltà:
in particolare quella dei
ribeirinhos (“gente del fiume”), popolazione che abita lungo i
corsi dei fiumi, immersi nella natura e ai suoi pericoli.
Uno di questi pericoli vive nei corsi
d’acqua: sono i
piranha.
I ribeirinhos vengono a contatto con questi animali per
necessità: le donne mentre lavano i panni, i pescatori mentre puliscono il pesce, i bambini
che non si rendono conto del pericolo.
I quattro studenti hanno parlato con
don Olindo,
missionario a Manaus, nel mezzo del Rio delle Amazzoni.
«Come sono felice di
rispondervi a partire dalla mia esperienza! (…) In primo luogo i piranha aggrediscono solo quando si
smuove il pelo dell’acqua con le mani e i piedi, perché si provocano onde comunicative che li
richiamano sul luogo. (…) Navigando il rio Lapi-Lapi (foto 2) ho visto, sulle sponde,
degli steccati che le donne costruiscono e infilano in acqua per difendersi dai piranha. Molte di
loro sono rimaste senza falangi. (…) Ho voluto vedere da vicino lo scempio provocato nelle
mani di queste donne. (…) Quanto a quelli che vivono nei fiumi vicini alle città, il loro
morso dev’essere curato con una certa rapidità perché c’è nei loro denti un
batterio che può sviluppare la cancrena.»
La
risposta
Abbiamo pensato ad alcune soluzioni, per poi decidere di sviluppare un
cestino per trasportare e lavare i panni con sicurezza. Si è evoluto in un prodotto
che permette all’utente di non entrare in acqua con il corpo. Abbiamo scelto di modificare la forma
del prodotto in una che riprende una forma a loro conosciuta nell’ambiente quotidiano: il
remo.
Le donne possono lavare i panni in tutta sicurezza senza stravolgere i movimenti
che facevano precedentemente.
Il corpo principale del prodotto è in legno, la rete
metallica (rigida) è il contenitore dove inserire gli abiti. Il tutto è
tranquillamente producibile grazie alla concentrazione d’industrie di quei
settori.
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5
mar
2013
Social students | Tre ricette per un'India migliore
Social students | Tre ricette per un'India migliore
Aiutare nello sviluppo è la base del progetto “Ideas for the World”
PADOVA. Nuovo articolo di presentazione dei prodotti dei nostri studenti. È il turno
di Emiliano Aiardi, Arianna Basso, Ilaria Paccagnella e Vanni Scapin, che ci mostrano il loro
progetto realizzato per il corso di sociologia dei consumi 2011/2012. Con loro si va fino in
India.
La richiesta
È nato dentro di noi un desiderio di
guardare lontano, al di fuori di casa nostra, e pensare per qualche volta a quelle persone che
nessuno considera. Siamo entrati in un mondo che abbiamo capito solo osservando dai nostri monitor,
foto di disperazione, povertà, solitudine e foto di coraggio, speranza, impegno, voglia di
vivere.
A partire da questa considerazione, il gruppo di lavoro ha scelto
l’India come destinazione, una nazione con due facce: da un lato il patrimonio culturale, le
tradizioni, i colori, le tante religioni; dall’altro l’estrema povertà della grande
maggioranza della popolazione.
Tutto viene offerto al proprio credo e ci si dimentica
dei figli, lasciati correre e giocare attraverso condizioni di vita inaccettabili: lì si
lotta per la sopravvivenza ogni giorno, contro fame, sete, scontri religiosi, poliziotti corrotti e
lavori che portano alla morte...
Vi sono tre diversi contesti in cui poter
operare in India:
- la città, dove sì i contrasti sociali sono
più evidenti, ma dove vivono le persone responsabili dello sviluppo dell’intera India. I
maggiori problemi riguardano: la sicurezza pubblica, i servizi sanitari e i diritti umani;
- i
bassifondi, costituiti da tante capanne circondate dal fango. Sono luoghi in cui mancano
l’igiene e l’umanità, soprattutto se riferita all’infanzia e che spesso sfocia
nell’umiliazione;
- la campagna, luogo di agricoltori e pescatori, in cui una persona
inizia ben presto a lavorare. Mancano infatti le scuole, ma anche le scarpe per poter recarcisi. In
generale, poche sono le attrezzature, che sempre più costringono le persone ad emigrare verso
i grandi centri.
La risposta
I quattro studenti si sono concentrati sui
problemi maggiormente diffusi: scarpe, rifiuti e trasporti.
Riciclo e scarpe sono
connessi tra loro, poiché recuperando i materiali delle discariche è possibile fornire
un paio di scarpe, per quanto rudimentali, alla popolazione indiana. Bastano un copertone, una
camera d’aria e stoffa (
foto 3).
Abbiamo ideato un prodotto che coinvolge nel
suo ciclo di vita alcune tipologie di persone connesse più o meno direttamente.
Oltre agli
ideatori verranno coinvolti degli interlocutori che spiegheranno come realizzare la calzatura,
coloro i quali la creeranno ed i fruitori finali.
Per quanto riguarda il
trasporto, si è pensato a
Stay Safe (
foto 4), una grata metallica da
apporre lateralmente e posteriormente agli autobus, diminuendo le possibilità di caduta per
le persone che si aggrappano solitamente ai mezzi pubblici.
Le reti Stay Safe puntano
a migliorare le abitudini senza cambiarle, coinvolgendo l’impegno del governo, delle aziende di
trasporti e della popolazione stessa.
Infine, abbiamo deciso di
sviluppare una piattaforma non solo per l’India ma per ogni nazione. Che non pretenda di insegnare,
ma semplicemente di condividere idee che nascono e si realizzano in tutto il mondo. Vogliamo
ridare fiducia a chi viene sottovalutato e a chi con semplicità vuole migliorare il
mondo in cui viviamo, credendo nelle loro idee e diffondendole.
Il progetto
finale riguarda allora la piattaforma web “
Ideas for the world” (
foto 5 e 6), in cui
sono inseriti progetti attuati nelle aree in via di sviluppo, per poter essere intraprese anche da
altre realtà meno fortunate. I valori trasmessi? Umanità, speranza, dignità,
coraggio, empatia, comunità, condivisione.
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11
feb
2013
Social students | Progettare per i senzatetto
Social students | Progettare per i senzatetto
Paper-Way, il concept dei nostri studenti di design creativo
PADOVA. Torniamo a parlare dei progetti social realizzati dagli studenti del Piano
di Studi triennale in Design Creativo. La tematica di oggi riguarda i senzatetto: quali risposte a
quali domande possono essere fatte da un designer in questo ambito? Il progetto è di Paolo
Demel, Valentina Romani, Jennyfer Sorgato.
La
richiesta
L’obiettivo è quello di analizzare le problematiche che ogni giorno
incontrano queste persone in relazione alla società e al mondo esterno e cercare di proporre
delle soluzioni che vadano a migliorare il loro stile di vita soddisfacendo i loro
bisogni.
Il primo problema individuato è quello della residenza
anagrafica, che gli studenti spiegano molto chiaramente:
La residenza
anagrafica è un requisito fondamentale per tutti, non solo per i senza tetto,
perché se non la si ha è come se non si esistesse.
La gente comune riflette poco su
questo problema: senza residenza non si può lavorare, non si può aprire una partita
Iva, non si ha diritto all’assistenza del servizio sanitario nazionale, fatta eccezione per le
prestazioni di pronto soccorso, non si può partecipare ad un bando per ottenere una casa, non
si può votare.
Le problematiche di un
senzatetto possono essere
suddivise nelle fasce della giornata:
- al mattino la sveglia avviene a causa di
traffico, freddo, fame o maltrattamenti da parte di altre persone;
- al pomeriggio il
problema è la ricerca di cibo, con la speranza di trovare qualche mensa
popolare;
- alla sera è il momento di cercare un riparo per la notte, sperando
anche qui di trovare un dormitorio al coperto;
- la notte è la parte della
giornata più difficile, dove oltre alle condizioni esterne si aggiunge il rischio di essere
aggrediti da altre persone.
La risposta
A partire dai problemi emersi
nella fase di analisi, gli studenti hanno proposto alcune
soluzioni di prodotto, per poi
approfondirne una in particolare:
Si tratta di un indumento multifunzionale,
una giacca (imbottita con della carta isolante), che poi si “trasforma” in un sacco a pelo per la
notte; un prodotto funzionale in quanto possiede molteplici possibilità di utilizzo.
Il
prodotto è stato pensato con lo scopo di riutilizzare materiali di scarto, per la sua
realizzazione.
Si chiama
Paper-Way. Le sue caratteristiche
principali?
- La parte superiore è formata da un k-way
multistrato: esternamente è fatto di nylon da riuso, mentre all’interno vi è
un’imbottitura di carta patinata, materiale di scarto delle riviste, che fa da isolante
termico.
- La parte inferiore, realizzata tramite uno strappo alla parte finale del k-way,
costituisce un sacco a pelo per la notte. Il sacco a pelo è composto come tutti i
comuni sacchi a pelo, con cerniera di chiusura che corre attorno al lato più lungo. Nella
parte esterna vi è una tasca aggiuntiva, su cui poter mettere gli oggetti che il
senzatetto porta sempre con sé.
- La scelta di tinte scure aiuta il senzatetto a
non essere notato durante la notte mentre dorme, oppure semplicemente mentre cerca di nascondersi
per stare in tranquillità. Il Paper-Way è comunque provvisto di catarifrangenti
che possono essere messi in vista per una maggiore sicurezza camminando per strada di notte.
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16
gen
2013
Social students | Un progetto contro l'obesità giovanile
Social students | Un progetto contro l'obesità giovanile
Mama's Canteen, realizzato da quattro studenti SID
PADOVA. Il progetto di oggi, realizzato dagli studenti di sociologia dei consumi
2011/2012, ci porta nella sfera alimentare, per aiutare a superare un problema sempre più
diffuso nei Paesi occidentali: l’obesità giovanile. Questo lavoro è firmato da Dominik
Cergna, Paola Del Forno, Francesca Turetta e Isabella Zane.
La
richiesta
I luoghi di riferimento per l’individuazione del problema sono i quartieri e le aree
suburbane del Nord America e le mense delle scuole medie ed elementari. Cosa
emerge?
Il problema maggiore è vedere bambini quasi ancora neonati che vengono
nutriti con cibi provenienti da fast food e con apporti calorici
esorbitanti.
Una prima risposta è stata introdotta dal
Governo statunitense, che in particolare riguarda il cibo servito nelle mense scolastiche:
l’obiettivo è quello di offrire a tutti un pasto sano, proveniente dalle mense. Il
Dipartimento dell’Agricoltura potrà dettare gli standard che tutte le scuole dovranno
rispettare nella fornitura di pasti, in particolare dovranno vietare il cibo
spazzatura.
Quali sono gli attori coinvolti?
- le corporazioni di
fast-food internazionali: sono amatissimi da bambini e ragazzi, nonostante sia ormai chiaro
che gli alimenti di questi ristoranti hanno grandi responsabilità nell’aumento di peso che
sta minando la salute dei più giovani;
- il sistema scolastico: le scuole sono i
luoghi dove i bambini trascorrono la maggior parte del tempo e dove non vengono proposti cibi
sani;
- i mass media, la società e i produttori di cibo;
- i
genitori: i primi responsabili dell’alimentazione dei bambini;
- i bambini: lo
specchio della società in cui vivono.
Risulta evidente come sia
necessaria una buona educazione alimentare e che il cibo sano sia disponibile per tutti. Alla base
di tutto ciò ci sta un metodo di pensiero e una filosofia della società stessa errati,
che ha bisogno di un cambiamento radicale.
La
risposta
Vogliamo educare madri e figli a mangiare sano e a capire come dover
cucinare e come si può cambiare le proprie abitudini alimentari. Per rendere questo efficace
bisogna partire dai luoghi più frequentati dagli adolescenti, le scuole.
Gli
studenti propongono “
Mama’s Canteen”, che tiene conto dei luoghi e agli attori in cui
intervenire. Non a caso, il cambiamento radicale non si può focalizzare su un solo aspetto.
Il progetto si sviluppa infatti su più fronti:
1) Suburbs:
coinvolgere le madri nelle mense scolastiche. La scuola offrirà il cibo necessario per la
preparazione dei pasti e saranno le madri stesse a diventare cuoche. Potranno inoltre pranzare in
mensa ogni volta che presteranno servizio e portare a casa per la cena l’eventuale cibo
avanzato.
Così possiamo risolvere più problematiche: il cibo cucinato
sarà preparato al momento e sarà un cibo sano, le madri disoccupate che vogliono
prestare servizio avranno un pasto caldo ogni qual volta lavoreranno, potranno stare vicine ai loro
figli e inoltre guadagnare un piccolo stipendio a fine del mese.
2) Communication: un
blog che funga da spazio per scambio di opinioni ma soprattutto come base organizzativa per la
“mensa delle mamme”. All’interno di questo spazio virtuale sarà registrata ogni scuola che
aderirà al programma e ogni mamma potrà iscriversi e prenotare il suo turno di “cuoca”
all’interno della scuola interessata. Ogni mamma prima di iscriversi affronterà un percorso
di apprendimento alimentare basato sulla cultura di cibi sani e naturali.
3) Illusion:
la proposta si ripropone di invogliare i più giovani a mangiare cibi salutari servendoli in
mensa all’interno di packaging giocosi e colorati.
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21
dic
2012
Social students | Una nuova idea di alcoltest: Al-color
Social students | Una nuova idea di alcoltest: Al-color
Laura Marcon e Maddalena Tonin spiegano il loro concept
PADOVA. Il viaggio tra i progetti del corso di Sociologia dei Consumi 2011/2012
passa oggi per il lavoro di Laura Marcon e Maddalena Tonin. Si tratta di Al-color. Vediamo di cosa
si tratta.
La richiesta
Si parla molto dei disagi che
sembrano attraversare i giovani d’oggi. Giornali e TV ne portano quasi quotidianamente alla
ribalta i diversi volti (bullismo, anoressia, dipendenze di alcol e droghe...), approfondite analisi
tentano di afferrare i paradigmi e figure del nuovo malessere e delle nuove sfide che i
ragazzi devono affrontare.
L’educazione assume un ruolo fondamentale nei
comportamenti dei giovani. C’è però da chiarire che non è un’educazione intesa
nel senso didattico del significato, ma più che altro un’educazione valoriale, che si
acquisisce nel tempo grazie alla società.
Il target delle due studentesse
è dunque composto dai giovani italiani, quelli che frequentano bar, discoteche, happy hour,
spesso alla ricerca di nuove esperienze per vincere quella che loro definiscono
monotonia.
L’analisi si sposta su un problema specifico: quello di chi si mette alla
guida
in stato di ebbrezza.
Quello che noi vorremmo creare non è un’altra
tipologia di alcoltest, ma un gadget che va in contro ai giovani e che in un certo
senso, faccia cambiare la loro visione del prodotto, poiché abbiamo capito che loro lo vedono
come una minaccia, e non come uno strumento di prevenzione.
La
risposta
Nasce così
Al-color, un anello in plastica composto da due parti
principali: la parte esterna e quella interna.
La parte esterna in materiale plastico è
microforata nella parte che andrà a contatto con il dito.
La parte interna, invece,
è composta da un altro anello più piccolo microforato in plastica trasparente; in esso
saranno contenuti dei
sali quali: il Gel di Silice, i Sali di iodio e il Potassio.
Il
principio di
funzionamento dell’anello è che una volta indossato a fine serata, il
sudore prodotto dalle mani che contiene etanolo, a contatto con i sali produrrà una reazione
con essi, facendo a loro cambiare colore in base alla quantità di alcool contenuto nel
sudore.
E come comunicarlo e distribuirlo?
La scelta della nostra campagna
pubblicitaria, ha lo scopo di attirare e di incuriosire i giovani, in modo provocatorio
tramite l’utilizzo di uno dei gesti più conosciuti nel mondo: “il dito medio”.
Questo
gesto non vuole comunicare un’azione negativa, ma è stato pensato perché l’anello,
posizionato proprio sul dito medio, viene messo in risalto; inoltre si sottolinea l’atteggiamento
ironico di “mandare a quel paese” le inconvenienze causate dall’alcol.
Per il packaging
di Al-color abbiamo pensato che sarebbe stato divertente ispirarci a quello dei condom,
perché lo puoi sempre portare con te e in più, in un certo senso, aiuta a prevenire
“spiacevoli sorprese”.
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5
dic
2012
Social students | Freewe, l'app per la mobilità urbana
Social students | Freewe, l'app per la mobilità urbana
Vi presentiamo i progetti di design sociale degli studenti SID
PADOVA. Qualche giorno fa abbiamo parlato di condivisione e di nuove
relazioni. È questa l’occasione per aprire una rubrica che per qualche tempo ci
accompagnerà sui temi del design sociale. E lo faremo dando un occhio ad alcuni progetti
realizzati dai nostri studenti del secondo anno nel 2011/2012. Il corso entro cui sono stati
sviluppati è quello di sociologia dei consumi, tenuto dal prof. Andrea
Busato.
La richiesta
Cominciamo con il progetto del gruppo di
studenti
Alessio Bellato, Laura Corazzin, Laura Lorenzin, Eleonora Moggio e Marco Ricci. La
loro presentazione ci consente subito di entrare nell’ambito in cui hanno lavorato:
“Il tema
progettuale scelto riguarda la sfera del
disabile nell’ambiente urbano, contesto problematico
sia per quanto riguarda la mobilità che la socialità dell’individuo diversamente
abile. Spesso lo sguardo dei cittadini ricade su grandi disagi appartenenti all’umanità
intera ma lontana e non porge attenzione alle piccole difficoltà quotidiane di questa
categoria. L’analisi del gruppo di lavoro si è voluta focalizzare sulla situazione italiana
per essere agevolato sia nella ricerca di dati che di riscontro effettivo di questi ultimi.
Lo
sviluppo del tema progettuale ha volutamente deciso di affiancare il
miglioramento della
mobilità del disabile all’interno del tessuto urbano con lo studio e la creazione di una
rete di interazione e connessione tra le persone.
Questa rete permette la condivisione di
informazioni, creando così una
piccola comunità attenta che è in tutto e
per tutto il cuore del servizio.”
Il focus è dunque caduto sulla condizione dei
disabili motori autosufficienti con ausili esterni. Gli studenti, nella fase di ricerca, hanno
indagato le necessità legate ai vari contesti sociali: quello urbano, il familiare, il
lavorativo, fino al contesto scolastico e alla struttura ospedaliera.
La risposta
“Il
servizio proposto riguarda la costruzione di un’
applicazione mobile e un sito internet
correlato. Attraverso la consultazione di una mappa sarà possibile identificare il percorso
più agevole e accessibile per muoversi in città. Il software viene dunque progettato
non solo per i disabili, ma anche per mamme con il passeggino e anziani (
design for
all).
L’iterazione tra utenti sarà un punto fondamentale per la riuscita e la
sopravvivenza del progetto. Saranno proprio gli utenti che aggiorneranno le informazioni sullo stato
delle strade nella propria città.
Le spese di manutenzione del sito verranno sopperite da
pubblicità ad hoc. I negozi accessibili potranno infatti aderire al progetto e
ottenere un adesivo con il logo dell’app da apporre sulla propria vetrina. Pubblicità
positiva per il negozio, ma anche indiretta per il servizio.”
Gli studenti hanno ideato
così
Freewe (
foto 3), che significa “noi liberi” ma è anche unione delle
parole free e wheel: il tema dell’indipendenza e della mobilità dovevano necessariamente
determinare il naming del servizio. Il servizio si concretizza nella realizzazione di un’app
(
foto 4) e un sito web (
foto 5), il cui funzionamento è spiegato chiaramente
dal gruppo di lavoro grazie al loro storyboard (
foto 6-7).
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8
ott
2012
Ideas That Matter, ecco i progettisti vincenti del 2012
Ideas That Matter, ecco i progettisti vincenti del 2012
Riceveranno un finanziamento per i loro progetti sociali
BOSTON, USA. Ideas That Matter è un progetto lanciato da Sappi, azienda che si occupa di soluzioni sostenibili a base di
fibra di legno, principalmente carta. L’azienda promuove quello che è un programma di
finanziamenti per riconoscere e supportare i designer che dedicano tempo e talento per
attività sociali.
Ideas That Matter è stato fondato nel 1999 e da
allora ha dato il via a
oltre 500 programmi che hanno cambiato le nostre vite, le nostre
comunità e, in definitiva, il nostro pianeta. La mission è semplice: insieme, è
possibile creare un cambiamento positivo per un
futuro migliore.
In attesa di
conoscere meglio i progetti presentati, Sappi ha comunicato i nomi dei progettisti che hanno
conquistato la
sovvenzione per il 2012. Ecco chi sono, da dove vengono e il nome del loro
progetto:
- Maria Moon (Designmatters at Art Center College of Design): The Los Angeles
School District
- Michael Osborne & Katy McCauley (Joey’s Corner):
Wellspring
- Celia Poirier (University of Connecticut): Windham Harm Reduction Coalition,
Inc
- Tim Ferguson Sauder (Return Design): Kestrel Educational Adventures
- Marc Moscato
(The Dill Pickle Club): The Dill Pickle Club
- Robert Sedlack & Andrea Pellegrino (Sedlack
Design Associates & Pellegrino Collaborative): University of Notre Dame, Kgosi Neighborhood
Foundation and Pellegrino Collaborative
- Douglas Barrett & Matt Leavell (University of
Alabama at Birmingham and Alabama Innovation Engine): Cahaba River Society
- Tony Ong
(Fantagraphics Books): 826Seattle
- David Rager (David Rager Studio): The Ecology
Center
- Anna Rubbo, Megan Bullock, and Matthias Neumann (Global Studio, Center for
Sustainable Urban Development, Columbia University): Global Studio
- The IDEO.org team
(IDEO.org): IDEO.org
- Kenneth Botts (Visual Marketing Associates, Inc.): The Wright Family
Foundation of The Dayton Foundation
- Esther Chak & Mary-Jo Valentino (Imaginary Office):
New Urban Arts
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5
set
2012
Biciclette in cartone? Si può fare!
Biciclette in cartone? Si può fare!
L'idea di Izhar Gafni è ora realtà e costa solo 9 euro
TEL AVIV, ISRAEL. L’anno scorso abbiamo spesso parlato di riciclo, riuso e salvaguardia
dell’ambiente. Il tema non è passato certo di moda, e vi proponiamo dunque una nuova opera:
una bici funzionante costata solo 9 euro!
Alcuni studenti l’anno scorso avevano
realizzato
pezzi
d’arredo in cartone. Izhar Gafni è andato oltre, realizzando con il cartone una
bicicletta, un progetto nato tre anni fa e portato avanti con costanza e pazienza nonostante
in molti gli dicessero che fosse impossibile realizzarlo. Izhar è un ingegniere meccanico e
sviluppatore di sistemi multi-disciplinari.
Ecco le fasi di lavoro nel video realizzato per
l’occasione... con
collaudo finale!
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18
lug
2012
David Kelley: La nostra vita migliora se siamo creativi
David Kelley: La nostra vita migliora se siamo creativi
Ecco la sua illuminante conferenza presso TED
LONG BEACH, USA. La creatività è l’abilità
di vedere le cose in modo diverso che consente di giungere a nuove scoperte: non è un dono
divino di cui solo pochi possono godere, ma una parte naturale del comportamento umano. Cosa accade
allora? Che talvolta la creatività viene bloccata e perdiamo la confidenza con la nostra
capacità di creare.
A dirlo è
David Kelley, il fondatore dell’innovativa azienda
IDEO, durante una recente conferenza tenuta su
TED. Lui stesso prova a indicare alla gente come ritrovare la
creatività dimenticata: fondamentali sono quella serie di piccoli successi che aiutano le
persone a sviluppare la confidenza nella propria creatività. E la
creatività potrebbe essere ciò che fa andare avanti il mondo.
Perché?
Vediamolo e ascoltiamolo nel suo intervento.
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30
mag
2012
Il design nell'innovazione dei servizi pubblici
Il design nell'innovazione dei servizi pubblici
Le parole di Philip Colligan dell'agenzia Nesta
London, UK. Colligan è direttore esecutivo del
laboratorio Servizio Pubblico di Nesta, la fondazione per l’innovazione presente nel Regno Unito. La
mission dell’agenzia è di aiutare persone e organizzazioni a dar vita alle loro grandi idee,
attraverso investimenti, ricerca, reti di lavoro e abilità.
Nel suo laboratorio in particolare, Colligan e il suo staff cercano nuovi
modi per fornire servizi pubblici, sulla filosofia base che soluzioni efficaci a bassi costi sono
possibili solo attraverso l’ingegno.
Molto spesso Philip, a contatto con i governi locali,
parla dell’importanza del design nel creare i servizi pubblici del futuro, ma molti gli chiedono:
“Un momento Colligan:
cosa intendi te per design?”
E
Colligan, che non è designer di formazione, spiega allora come ha capito che per affrontare
le sfide, in particolare nelle comunità locali, servono innovazioni radicali possibili grazie
al
design thinking e le sue tecniche.
- Non
esiste la progettazione neutrale: tutti prendono decisioni
che influenzano la vita sociale ogni giorno, ma spesso senza saperlo. Per esempio? La presentazione
del cibo di una mensa scolastica influenza i ragazzi su cosa sceglieranno di mangiare. O ancora, il
modo in cui è redatto un modulo di domanda per ottenere la patente di guida è
correlato al numero di persone che sceglieranno o meno di donare i propri organi. Insomma, se fossimo tutti designer, forse saremo tutti più consapevoli
di questi significati.
- Il design nella pubblica amministrazione significa coinvolgere attivamente le persone: utenti, cittadini,
professionisti... Quindi, diventa fondamentale partire dall’individuo: il segreto non è
creare tanti servizi, ma raggiungere il bisogno del singolo cittadino.
- L’innovazione
non va improvvisata, deriva sempre da un processo
pianificato. Non è semplice trovare il modo di risolvere tutti i problemi. Obama
è quasi eroico nel dire “Yes we can” anziché
“Yes we’ll try”. Ciò che possiamo imparare è che esistono innovazioni a basso costo e
basso rischio, ed esse partono applicando le tecniche del design alle sfide sociali, per esempio
introducendo prototipi innovativi. E gli amministratori locali possono imparare queste tecniche
anzi, deve essere una delle priorità.
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