News ed Eventi

1. Il tuo corso a Scuola Italiana Design: quali obiettivi e quali esperienze far vivere ai tuoi studenti?

 

EDDY ANTONELLO:
Nel mio corso di Tinkering, attraverso l’esplorazione degli oggetti che ci circondano, voglio trasmettere la consapevolezza sul senso della forma in relazione alla funzione e alla produzione seriale.
Rimescolare le informazioni e cercare strade alternative per generare nuovi oggetti e nuove funzioni utilizzando materiali e componenti limitati, risolvere problemi in modo non convenzionale per stimolare il pensiero laterale.
Gli studenti “pensano con le mani” e imparano con esperienza diretta ponendo le basi della progettazione consapevole.

 
PAOLO BACCO:
Insegno Fisica per il design e Tecnologie della produzione nei quali trasmetto le competenze fondamentali su materiali e processi per il design di prodotto. Sono corsi frontali con workshop sperimentali di approfondimento ed esperienze sinestetiche.
Gli studenti acquisiscono la capacità di ingegnerizzare e rendere producibile un’idea presente inizialmente solo su carta.
L’obiettivo è renderli consapevoli della profonda correlazione tra le diverse discipline del processo di sviluppo di un prodotto, pronti a gestirne le complesse attività connesse.

 
LUKASZ BERTOLI:
Seguirò i ragazzi del Terzo Anno nel corso Progetto 1.
Cercherò di lavorare con gli studenti esattamente come faccio con il mio team di designer. Portare all’“esasperazione” le fasi esplorative del progetto. Mai fermarsi alle prime soluzioni. Mai accontentarsi. Cercare di vedere le cose da punti di vista inesplorati. Questo non è facile ed occorre essere allenati.
Per capire meglio cosa intendo propongo sempre questo esercizio. Provate a dividere un quadrato in 4 parti uguali in 10 modi diversi. Già alla quinta versione cominciano le prime difficoltà. Sembra impossibile trovare un altro modo per dividerlo. In realtà esistono centinaia di modi diversi. Ma non siamo allenati a farlo.
Fare design è la stessa cosa: il nostro lavoro consiste in questo sforzo per andare sempre oltre l’ovvio.

 


 

2. Il tuo progetto professionale più appassionante e ricco di soddisfazioni?

 

EDDY ANTONELLO:
Funcooldesign, la mostra manifesto che considero una delle esperienze più complete e formative: la creazione di un brand fasullo mette in evidenza il rapporto oggetto/individuo nella società moderna dove l’importanza della futile forma si pone prima della funzione; 5 oggetti inventati e inutili acquisiscono valenza diversa grazie alla personale percezione di forma e materia.

 
2Win di AdapticaPAOLO BACCO:
Il progetto 2Win di Adaptica, il primo refrattometro binoculare portatile al mondo. Inserito nell’ADI Index 2013 ed in concorso al XXIII Compasso d’Oro, è un progetto che mi ha reso particolarmente orgoglioso perché si tratta di un prodotto di “Good Design” in tutti i sensi: con il 2Win sono state realizzate campagne di screening diagnostico della vista su decine di migliaia di bambini in paesi in via di sviluppo.
Un’enorme soddisfazione per me e tutto il team di lavoro.

 
LUKASZ BERTOLI:
La mia più grande soddisfazione è quella di aver creato Emo design. Abbiamo iniziato in 3 in una stanza di 16 metri quadrati. Un inizio difficile ma guidato da una grande forza di volontà. Dopo pochi anni i metri quadri sono diventati 150 e ora sono abitati da un team di 10 professionisti che “spaccano”!
A volte quando entro in studio sorrido. Sono soddisfatto e con una struttura così non ho paura di puntare ancora più in alto.

 


 

3. Un libro, un film, un brano musicale, un proverbio, un progetto di design o visual design che senti significativo per te, e perché?

 

Bottoms up doorbel di Droog designEDDY ANTONELLO:
Bottoms up doorbel (Droog design): quello che conosciamo come una “scatola che suona” in realtà non indica la sua funzione. In questo progetto nulla è nascosto, ma è pura funzione, un oggetto onesto dove la bellezza sta nell’idea; un elettromagnete se alimentato oscilla e fa vibrare due calici in vetro, il suono analogico è pura magia.

 
PAOLO BACCO:
Un libro? “Il muro” di Sartre, di un’acutezza come pochi. Sartre analizza e seziona l’umanità come un chirurgo. Mi ritrovo nel protagonista di uno dei racconti, naturalmente non dirò quale!
“Giù la testa” di Sergio Leone, un film sulla rivoluzione. Le sue inquadrature così dannatamente immobili in realtà rivelano una tensione all’agire, al divenire, al trovarsi pronti ad affrontare la vita e le proprie responsabilità.
Il proverbio? “Aiutati che il ciel t’aiuta”.
Il brano musicale: Creep dei Radiohead. Capita raramente di imbattersi in artisti geniali, che hanno un “quid” in più rispetto ad altri e con coraggio fanno avanguardia portando ispirazione alle generazioni successive.
Un esempio su tutti, nel campo del design e dell’architettura: la compianta Zaha Hadid.

 
LUKASZ BERTOLI:
Good Fellas, in italiano Quei bravi Ragazzi. Lo conosco praticamente a memoria. Film di Martin Scorsese che ho rivisto centinaia di volte, nel giro di un mese, in lingua originale per allenare il mio inglese prima dell’esperienza più importante della mia carriera: uno stage all’estero presso lo studio GP designpartners di Vienna durante il quinto anno di università… Finito lo stage mi hanno subito assunto!

 

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